L’invasione delle piccole fan

Il viaggio di ritorno dal lavoro procede come di consueto. Il vagone è quasi vuoto, popolato da pochi viaggiatori, sparsi qua e là, ognuno intento a far passare il tempo che manca all’arrivo a destinazione nel modo che ritiene più idoneo. C’è chi dorme, chi lavora con il computer, chi gioca con il cellulare, chi legge, chi guarda dal finestrino non si sa cosa, dato che è già buio. Io sono alle prese con le ultime, drammatiche pagine del libro che mi ha catturato in questi giorni. Appena arrivati a una delle stazioni che precedono il mio arrivo, un desueto e sinistro brusio ad alta frequenza preannuncia la fine della ormai familiare quiete pomeridiana. E infatti, pochi istanti dopo l’apertura delle porte, la carrozza viene invasa da un nugolo di ragazzine frenetiche. La prima immagine che mi viene in mente è quella di uno sciame di farfalle rosa, veramente graziose alla vista, ma, vi assicuro, altrettanto fastidiose per l’udito. Corrono lungo il corridoio, riempiono i sedili vuoti, ridono, saltano, ballano, cantano, strillano, cambiano di posto, scalpitano, scalciano e ancora ridono, saltano, strillano… Va bene, posso dire addio alla mia lettura, per stasera. Dopo di loro ecco arrivare molto più mestamente alcuni adulti, che tentano di sovrastare le urla fanciullesche con inutili raccomandazioni alla compostezza e al silenzio, ottenendo, come unico risultato, l’aggiunta di altri Decibel alla già compromessa situazione acustica. Non è una gita, penso. Prima di tutto, non torna l’orario, inoltre le ragazzine sono veramente troppo allegre e spensierate, e allo stesso tempo gli accompagnatori adulti mi sembrano troppo spaesati e insicuri, hanno troppo l’espressione “ma che cosa sto facendo, io, qui?”, per essere degli insegnanti. Studio meglio lo strano fenomeno: le bimbe hanno un’età compresa tra gli otto e gli undici anni, stimo, e, sotto i giubbotti, indossano tutte maglie o felpe di colore rigorosamente fucsia con stampata sul petto una faccia carina e sorridente circondata da ghirigori e fantasie floreali. Non comprendo, rimango un po’ interdetta. Da dove vengono? Dove vanno? Che cosa vogliono? E inizio con le ipotesi…

Forse un dittatore pazzo sta per conquistare il mondo con un esercito apparentemente innocuo di ragazzine, utilizzando come armi gli ultrasuoni che riescono a produrre quando si riuniscono in gruppi numerosi?

Forse un virus pericolosissimo e assai contagioso, che trasforma gli esseri umani in bimbe isteriche, è fuoriuscito da un laboratorio segreto, dove alcuni scienziati senza scrupoli lo hanno messo a punto?

Forse l’oscura setta delle bambine dalla felpa fucsia ha finalmente deciso di uscire allo scoperto e di ingaggiare una rivolta per soggiogare la grigia società dominata dagli adulti?

Forse una colonia di alieni dall’aspetto di innocenti fanciulle, con una flotta di astronavi dalla forma di gigantesche caramelle di Candy Crush, è appena atterrata qua vicino e sta per invadere il nostro pianeta?

Poi, finalmente, realizzo: “Ah, già, stasera c’è il concerto di Violetta…”OldDesignShop_MyTrueLoveGiftPC

Questa bellissima immagine l’ho presa da qui: http://olddesignshop.com/

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24 thoughts on “L’invasione delle piccole fan

  1. Violetta è la riccioli d’oro degli anni 2mila10! La figlia di un’amica, 6 anni, ha sempre almeno un accessorio con su scritto Violetta! Speriamo non faccia la fine di Miley Cyrus. – Violetta, intendo. Non la deliziosa figlia della mia amica! 🙂

  2. Sai quanto costano i biglietti per il concerto di Violetta al Palalottomatica di Roma?!Riporto testualmente “Platea Gold numerata € 172,50!” e ne sono rimasti solo 8. Peccato, pensa io volevo acquistarne dieci … vorrà dire che rinuncio.
    Cavolo ragazzi, stiamo parlando di Violetta!

  3. Ahaha la figlia di mia cugina, anni nove non se ne perde uno! Felpe rosa incluse 🙂 e io tutte le volte penso a quanto sono fortunata a non avere figlie in età da Violetta… Non reggerei 😉

  4. Dio mio. Ti garantisco, comunque, che anche gli insegnanti in gita si fanno certe domande dal profilo esistenziale del tipo: “Che ci faccio qua? Cosa sto facendo? Dove sto andando? Ha senso tutto questo?”.
    Grazie, del post, davvero divertente 🙂

      • In tutta sincerità: a volte ci si può anche divertire; il problema è che per la gita non siamo pagati ed abbiamo la responsabilità penale… e visto che oggi i genitori parlano direttamente attraverso gli avvocati, molti di noi i ragazzi in gita non li portano più, perché qualunque cosa succeda può esserci la denuncia. E le cose purtroppo succedono, perché i ragazzini sono imprevedibili (nel migliore dei casi) e del tutto ineducati (nel peggiore).

        • Immagino… comunque per gli studenti sono belle esperienze, io ricordo con piacere le gite! Agli insegnanti e a noi pendolari serve un po’ (a volte tanta 🙂 ) pazienza, ma in fondo ci siamo passati tutti 🙂

        • Vero. Ma oggi è diverso; oggi a scuola ci sono solo problemi e nessuno se ne vuole accollare altri e gratuiti. Alcuni miei ex colleghi hanno avuto non poche rogne per un alunno che in gita ha cercato di comprare della marijuana: i genitori, convocati d’urgenza, hanno incolpato la scuola! Un altro invece ha passato la notte in pronto soccorso a Venezia con un’alunna che aveva l’appendicite ma era andata in gita ugualmente! Mi fermo qui ma (purtroppo) potrei proseguire l’elenco…

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