Un nuovo amico pendolare

Deve essere scappato ieri dallo zaino di qualche ragazzina, proprio il primo giorno di scuola, ed è rimasto solo solo fino al mio arrivo sul sedile del treno… pare simpatico, no? 😀

Annunci

La famiglia Addams prende il treno

Contrariamente ai post precedenti, i cui protagonisti sono inventati (anche se ispirati dalla quotidiana realtà del treno pendolare), quelli di cui vi sto per raccontare li ho incontrati davvero. Eh, sì… spesso la realtà supera la fantasia.

Viaggio di ritorno in un pomeriggio autunnale ancora tiepido: sono alla stazione, lungo il binario uno, aspettando il treno per tornare a casa. Mi godo gli ultimi raggi del sole ormai basso sull’orizzonte. Intorno a me il solito brulicare di viaggiatori: chi parte, chi arriva, chi aspetta qualcuno che sta per arrivare, chi saluta qualcun altro che sta per partire, chi, semplicemente, guarda passare i treni, come il nonno in bicicletta con il nipotino.

Non mi accorgo della loro presenza fin quasi all’arrivo del treno.

“Salutate la nonna, forza, bambini!”

“Ciao nonna!”

Il gruppetto è costituito da una mamma, una nonna e due bambini intorno ai sette-otto anni, stanno aspettando lo stesso treno che prenderò io. Eccolo che arriva. Si dirigono verso la stessa porta che ho scelto io.

“Aspettate, bambini, rispettate le regole: prima si lasciano scendere i viaggiatori in arrivo, poi, quando è il nostro turno, con calma, saliamo, capito?”

Salgono appena prima di me e si dirigono verso sinistra. Io invece, per abitudine, scelgo la parte opposta del vagone, che, come al solito, è quasi vuota. Il tempo di sistemarmi nel seggiolino ed eccoli di nuovo:

“Venite di qua, che è più libero, si sta meglio.”

Si vanno a sedere nei posti a fianco al mio, dall’altra parte del corridoio. Poco male, penso, mi sembra una famigliola simpatica e, tutto sommato, tranquilla, nonostante l’aspetto vivace dei due piccoli. Non devono prendere spesso il treno, immagino, si guardano intorno pieni di curiosità e interesse, facendo un sacco di domande. La mamma, giovane e dinamica, è sempre pronta a rispondere con calma.

Riprendo la lettura del mio libro.

Dopo un po’, con la coda dell’occhio vedo i tre concentrati su un telefonino: stanno guardando delle foto, i bambini sembrano molto presi, devono essere molto interessanti.

“Mamma, cos’è questo?” chiede il più piccolo.

“Non lo riconosci? È un fegato!”, risponde la mamma.

“Io lo avevo riconosciuto, lo vedi? È sezionato!”, precisa il fratello maggiore, con un piglio saputello.

L’argomento insolito della conversazione dei tre mi distrae dalla lettura.

“E questo? Lo riconoscete?”, interroga la mamma.

“Sìììì!” rispondono i due, in coro. Tocca al piccolo, questa volta, dimostrare le proprie competenze: “È un cervello!”

Si avvicina per vedere meglio.

“Ma è umano?”

“No,” li tranquillizza la mamma, “è di una cavia!”

Continuano a far scorrere le foto sullo schermo del cellulare.

“Guarda, due gemelli siamesi! Come sono strani!”

Il piccolo, che non vuole essere da meno:

“Una volta ho visto un agnellino con due teste…”

Alla mia sorpresa iniziale si aggiunge un certo disgusto e anche una leggera inquietudine… La conversazione è troppo insolita per non continuare a seguirla. Dopo la parentesi sui gemelli siamesi, si apre una discussione sulle tecniche di imbalsamatura e su come conservare cose raccapriccianti sotto spirito. Il tutto, con una naturalezza tale che a malapena mi accorgo che, soltanto quando siamo quasi all’arrivo del treno, gli argomenti tornano a essere più “consueti”.

“Basta con le foto, bambini! Piuttosto, li avete fatti i compiti?”.

Ed è solo qui che, effettivamente, vedo i piccoli spaventarsi.

“Sì, mamma, ma le moltiplicazioni sono difficili!”

“…E la nonna non le spiega bene, sembrano sempre facili, a lei, ma sono difficili!”

“Va bene, dai, riguardiamole insieme!”

Solo nell’ultima parte del viaggio riesco di nuovo a concentrarmi nella mia lettura, con il sottofondo cantilenante delle due vocine incerte che ripetono la tabellina del sette.

 

piccoloalien

La foto non è pendolare: ritrae un piccolo Alien che ho incontrato a Lucca Comics.

L’invasione delle piccole fan

Il viaggio di ritorno dal lavoro procede come di consueto. Il vagone è quasi vuoto, popolato da pochi viaggiatori, sparsi qua e là, ognuno intento a far passare il tempo che manca all’arrivo a destinazione nel modo che ritiene più idoneo. C’è chi dorme, chi lavora con il computer, chi gioca con il cellulare, chi legge, chi guarda dal finestrino non si sa cosa, dato che è già buio. Io sono alle prese con le ultime, drammatiche pagine del libro che mi ha catturato in questi giorni. Appena arrivati a una delle stazioni che precedono il mio arrivo, un desueto e sinistro brusio ad alta frequenza preannuncia la fine della ormai familiare quiete pomeridiana. E infatti, pochi istanti dopo l’apertura delle porte, la carrozza viene invasa da un nugolo di ragazzine frenetiche. La prima immagine che mi viene in mente è quella di uno sciame di farfalle rosa, veramente graziose alla vista, ma, vi assicuro, altrettanto fastidiose per l’udito. Corrono lungo il corridoio, riempiono i sedili vuoti, ridono, saltano, ballano, cantano, strillano, cambiano di posto, scalpitano, scalciano e ancora ridono, saltano, strillano… Va bene, posso dire addio alla mia lettura, per stasera. Dopo di loro ecco arrivare molto più mestamente alcuni adulti, che tentano di sovrastare le urla fanciullesche con inutili raccomandazioni alla compostezza e al silenzio, ottenendo, come unico risultato, l’aggiunta di altri Decibel alla già compromessa situazione acustica. Non è una gita, penso. Prima di tutto, non torna l’orario, inoltre le ragazzine sono veramente troppo allegre e spensierate, e allo stesso tempo gli accompagnatori adulti mi sembrano troppo spaesati e insicuri, hanno troppo l’espressione “ma che cosa sto facendo, io, qui?”, per essere degli insegnanti. Studio meglio lo strano fenomeno: le bimbe hanno un’età compresa tra gli otto e gli undici anni, stimo, e, sotto i giubbotti, indossano tutte maglie o felpe di colore rigorosamente fucsia con stampata sul petto una faccia carina e sorridente circondata da ghirigori e fantasie floreali. Non comprendo, rimango un po’ interdetta. Da dove vengono? Dove vanno? Che cosa vogliono? E inizio con le ipotesi…

Forse un dittatore pazzo sta per conquistare il mondo con un esercito apparentemente innocuo di ragazzine, utilizzando come armi gli ultrasuoni che riescono a produrre quando si riuniscono in gruppi numerosi?

Forse un virus pericolosissimo e assai contagioso, che trasforma gli esseri umani in bimbe isteriche, è fuoriuscito da un laboratorio segreto, dove alcuni scienziati senza scrupoli lo hanno messo a punto?

Forse l’oscura setta delle bambine dalla felpa fucsia ha finalmente deciso di uscire allo scoperto e di ingaggiare una rivolta per soggiogare la grigia società dominata dagli adulti?

Forse una colonia di alieni dall’aspetto di innocenti fanciulle, con una flotta di astronavi dalla forma di gigantesche caramelle di Candy Crush, è appena atterrata qua vicino e sta per invadere il nostro pianeta?

Poi, finalmente, realizzo: “Ah, già, stasera c’è il concerto di Violetta…”OldDesignShop_MyTrueLoveGiftPC

Questa bellissima immagine l’ho presa da qui: http://olddesignshop.com/

Se avessi la macchina del tempo…

Se avessi la macchina del tempo, se potessi invertire il moto delle lancette dell’orologio, sicuramente vorrei tornare a rivivere l’età dei perché: quel periodo dell’infanzia in cui tutto è nuovo, meraviglioso, da scoprire. L’età in cui la realtà si mescola con la fantasia, le cose che per noi grandi sono normali, banali, scontate, appaiono ancora misteriose e affascinanti. Insomma, l’età di quei due bambini che stamani stanno aspettando alla stazione il treno per Firenze Santa Maria Novella, in compagnia dei nonni. La più grande dei due è una bella bimba, con i capelli raccolti in due treccine chiuse con dei fiocchetti colorati, un vestitino estivo a fiori con delle graziose gale sulle spalle e sull’orlo della gonna.

“Come sei bella, stamani!” la schernisce il nonno, “Oh quanti ammennicoli ti sei messa?” indicando i numerosi braccialetti colorati che adornano i polsi della nipotina.

“Hai fatto bene, stamani si va in città! Si va a vedere il Duomo!” replica la nonna.

Il fratellino è leggermente più piccolo, capelli corti a spazzola, occhi incredibilmente vivaci, non riesce a stare fermo e fa continuamente avanti e indietro tra la panchina e la linea gialla lungo i binari (che “non deve essere toccata, sennò arriva il controllore e ti manda via dalla stazione” cit. la nonna).

Appena arriva il treno, si blocca con un’espressione di gioia e di stupore. Che meraviglia! Guardandolo bene, anche a me oggi sembra meno brutto.

Il gruppetto sale sulla mia stessa carrozza e si sistema nei seggiolini di fianco al mio: i nonni siedono uno di fronte all’altro, sul lato del corridoio, lasciando ai piccoli i posti accanto al finestrino. I due bambini stanno in piedi per tutto il viaggio, con il naso e le mani appiccicati al vetro.

Il treno dopo qualche minuto dalla partenza passa lungo un grigio cantiere di periferia, aperto da anni, ormai, dove stanno nascendo come funghi anonimi edifici, tutti uguali. Ma non tutti, stamani, la pensano come me:

“Nonno, guarda, una ruspa! Un’altra, laggiù, è più grossa! Guarda, c’è anche la gru! E lo schiacciasassi! Che cantiere grosso, non l’avevo mai visto un cantiere grosso così!”

Incrociamo un altro treno, che procede in direzione opposta.

“Guarda, è a due piani! Ha un piano di sotto e un piano di sopra! Perché non abbiamo preso quello anche noi?”

“Perché quello non va a Firenze, quando torniamo indietro cerchiamo di prendere anche noi il treno a due piani!” replica paziente la nonna.

“…Ma va più forte di questo?”

“Eh questo non lo so…”

A un certo punto incrociamo anche la superstar dei binari nostrani, lo stupore dei bambini, soprattutto il piccolo, diventa incontenibile.

“La Freccia Rossa! Guarda come va veloce! Dove va, nonno?”

“Penso che vada a Bologna, o a Milano, o a Venezia…”

“Andiamo anche noi a Bologna? Dai!”

“La prossima volta, magari, oggi si è detto che si va a Firenze.”

“… Ma va più forte la Freccia Rossa o Italo? ”

Sull’argomento i nonni, devo dire, non sono molto preparati.

Ci fermiamo in una stazione appena fuori Firenze. Siamo ancora fermi quando il treno sul binario accanto riparte.

“Si parte!” esclama il piccolo.

“Ma non vedi che siamo ancora fermi?” lo corregge la sorellina.

“No, siamo partiti, guarda!” replica indicando i finestrini dell’altro treno, che si stanno muovendo, effettivamente.

Il nonno allora tenta di spiegare in modo semplice il concetto di moti relativi al nipotino, che non sembra troppo convinto.

Entriamo finalmente nella stazione di  Santa Maria Novella, un tripudio di treni a uno, due piani, Frecce Rosse, Frecce Argento, Itali, mezzi di servizio, gente, valigie, negozi… Il treno si ferma, ci prepariamo a scendere. Il piccolo per mano alla nonna, la sorellina con il nonno, si avviano verso il centro. Chissà quante cose meravigliose scopriranno, oggi. Davvero, li invidio un po’ 🙂

2014-07-18 18.02.07 copy