Mogli (e mariti, e fidanzati…) e buoi…

–       Ah eccovi, vi ho cercato per tutto il treno…

–       Si pensava che tu non ci fossi, sei arrivata per un pelo, doveva essere già partito da tre minuti!

–       Ho fatto una corsa che non vi dico!

–       Com’è andato il corso?

–       Mamma mia che palle, mi sono quasi addormentata oggi pomeriggio! Ascoltare quello lì subito dopo pranzo è impossibile!

–       Sentite un po’… ma come si scrive “buon compleanno” in tedesco?

–       Aspetta che guardo su Gugol!

–       Grazie…

–       Allora, scrivi un po’… gi maiuscola elle u, la u con i due pallini eh…

–       Aspetta, io la u con i pallini non ce l’ho sulla tastiera!

–       Sì che ce l’hai, tieni premuto sulla u e vedrai che ti appare.

–       Ah sì eccola, Gi elle u e poi_

–       Ci cappa, Gluck come la canzone di Celentano… però con i pallini sulla u!

–       …Gluck, ci sono, e poi?

–       Doppia vu u enne esse ci acca…

–       …doppia vu u enne… ma staccato?

–       No, no, tutto attaccato Glückwunsch!

–       Aspetta, aspetta, devo correggere!

–       …

–       Ci sono, e poi?

–       Zum, zeta, u, emme…

–       Zeta, u, emme, ci sono, questo è facile, poi?

–       Ge, gi e con la gi maiuscola…

–       Gi, e…

–       Burtstag.

–       Eh?!?!?!

–       Bur… t… s… tag.

–       Ge…bur…t…stag, ce l’ho fatta, e poi?

–       Finito, Glück…wun…sch zum Gebur…tstag!

–       Glück…wun…sch zum Gebur…tstag… mamma mia! Fatto, invio?

–       Invia!

–       ….

–       Andato!

–       Ma, anche te, proprio un fidanzato tedesco dovevi trovare?!

 

Annunci

Un viaggio… come dire… sFibrante

Adoro la musica, in tutte le sue forme e in tutti i suoi generi, o quasi. Penso che sia un’arte sublime, in grado di innalzare lo spirito umano e trascendere dalla quotidiana realtà terrena. La ascolto, la seguo, la amo e, nei limiti delle mie capacità, la pratico.

In un viaggio pendolare però talvolta anche la musica può diventare un elemento di disturbo. Come stamattina. Nella mia carrozza c’è il solito gruppo di giovincelli che vanno a scuola. Il capobranco di oggi è un tipetto magro e pieno di brufoli, con i capelli pettinati alla moda, ottenuti probabilmente facendoci nidificare qualche specie di uccello arboricolo. Si è conquistato il titolo di star del giorno perché sfoggia un nuovo telefono.

“Ma non dovevi prendere il quattroesse?” chiede una ragazzina, con un tono ammirato e un pizzico invidioso.

“No ho convinto il mi’ babbo a prendermi il cinque, dato che ho recuperato l’insufficienza in matematica”

Per rendere partecipe tutto lo scompartimento della sua nuova conquista pensa bene mettersi ad ascoltare la musica con il nuovo congegno tecnologico, a tutto volume, senza cuffie, con l’aggravante di riprodurre ciclicamente sempre la stessa canzone. Si tratta di Pronti, partenza, via di Fabri Fibra.

Per chi non la conoscesse e per chi se la vuole riascoltare, ecco qui il video:

Ok, il rap non è tra i miei generi preferiti, lo ammetto, ma questa canzone, sentita un paio di volte alla radio, fino a stamattina non mi dispiaceva troppo, sarà per il motivetto semplice da memorizzare (pronti, partenza, via, si va per mari e monti…), le tematiche calde toccate…

Ma, dopo averlo sentito e risentito, almeno quattro o cinque volte di seguito, alle sette di mattina, in un treno affollato di pendolari, ha decisamente smesso di piacermi. Avesse avuto, il ragazzetto molesto, uno di quei vecchi walkman che avevamo ai miei tempi (come mi sento obsoleta quando faccio questi ragionamenti!), glielo avrei preso, avrei estratto la cassetta, l’avrei pestata fino a tritarla e avrei fatto volare i resti fuori dal finestrino. Ma al giorno d’oggi la musica è fatta di bit registrati nella memoria di un costosissimo smartphone e non mi sembra il caso di sottrarglielo per frantumarlo.

Oltretutto, all’ascolto forzato del rapper nostrano, come pena aggiuntiva, c’è toccata anche la visione delle evoluzioni scoordinate del ragazzo, nel goffo tentativo di improvvisare un balletto, e il suo infelice controcanto. Da cantante dilettante riconosco la difficoltà di riprodurre un brano di quel genere, che non sta tanto nella melodia, di per sé piuttosto semplice, ma nell’esecuzione a tempo del testo: uno scioglilingua da ripetere velocissimamente senza poter riprendere fiato. E, infatti, il nostro rapper pendolare arranca dietro il cantante: parte con le parole giuste, si vede che le conosce bene (devo dire che dopo stamani anch’io ormai le so a memoria, ahimè), ma si confonde verso la metà di ogni verso, che diventa via via un biascichio sempre più incomprensibile, per riprendersi poi alla fine:

Burocrazia

L’Italia si squaglia cm brr… em….ZIA

Una bella idea

Arriva smpr tte..ONDA

Come la polizia

….

Roba magica simsalabim

Ma al microf.. em br… ah… PIN….

Avrei potuto spostarmi in un’altra carrozza, ma ormai mi ero sistemata e mi faceva un po’ fatica. E poi, lo ammetto, anche se in molti loro atteggiamenti questi ragazzi sono fastidiosi, anche parecchio, in fondo in fondo mi diverto a guardare le loro esibizioni mattutine. Me ne sono accorta, sapete, che quello faceva il galletto (rompendo le scatole a tutto lo scompartimento) per farsi notare dalla morettina un po’ emo seduta più avanti con due sue amiche…

Finalmente i ragazzi arrivano a destinazione e, in modo disordinato e scomposto, spintonandosi e sbattendo gli zaini da tutte le parti, scendono lasciando il treno in un surreale silenzio. Che dire, a quel giovinetto auguro tutto il bene del mondo: di conquistare la sua morettina, di mantenere la sufficienza a matematica e anche in tutte le altre materie, così il babbo potrà comprargli tutti gli aggeggi tecnologici che vorrà (e magari anche un paio di cuffie). Ma se potessi dargli un consiglio, gli direi di non tentare la strada del rapper, non mi pare proprio portato.

Tempi moderni 2.0

E’ venerdì mattina, la stanchezza inizia a farsi sentire, arrivo alla stazione all’ultimo minuto, quando il treno sta già avvicinandosi lungo il binario due. Di solito scelgo uno dei vagoni di testa, quelli più lontani e meno affollati, ma stamani non ho tempo e salgo su uno centrale, affollato dagli studenti delle superiori. Riesco comunque a trovare un posto, mi siedo vicino al finestrino e inizio a leggere

“… Essa era alta e snella per i quindici anni appena compiuti . Aveva il volto pallido, soffuso di quella patina dell’adolescenza che è come un pulviscolo d’oro e di luna cosparso sulle sembianze, impossibile a dirsi...”

Sollevo lo sguardo dal libro, sui dedili di fronte siedono due studentesse dei primi anni delle superiori.  Quella davanti a me biascica come un cammello una gomma da masticare, digitando freneticamente qualcosa sul suo telefonino. Ha gli occhi incorniciati da un trucco pesante sui toni del nero, una maglia lunga, leggins neri su pesanti anfibi. I capelli hanno un taglio dalla geometria ben definita, asimmetrico, e sono perfettamente lisci. Un brillantino spunta dalla narice sinistra. Riprendo a leggere.

“…Gli occhi grigi acciaio infossati nelle orbite, davano al suo sguardo un che di infantile dispetto…”

 

La ragazza, con lo sguardo fisso sul telefonino, gonfia un palloncino di gomma da masticare e lo fa esplodere rumorosamente.

“…Il naso delicatissimo, come ambrato, sulle labbra che erano naturalmente rosse e scoprivano i denti piccoli e fitti. Una scialbatura di efelidi agli zigomi trascolorava sull’avorio vivo della pelle. Era bella e innocente, vergine in ogni atteggiamento, in ogni espressione…“

Dietro il mio seggiolino, tre o quattro ragazzi parlano e ridono sguaiatamente.

“…Tutte le sue parole, anche le più consumate e proverbiali, acquistavano un sapore di schiettezza, tanto si avvertiva la persuasione che le ispirava…”

La mia lettura si interrompe bruscamente, un rumore improvviso mi fa trasalire, è stato uno dei ragazzi dietro di me, che ha emesso un sonoro rutto. Non ho mai sentito una cosa del genere, non riesco a capire come un fisico  esile e acerbo come quello del quindicenne, autore della prodezza, riesca a generare una simile potenza sonora. Gli amici si complimentano con lui, ridendo e bestemmiando in modo raccapricciante.

Chiudo il libro, lo rimetto in borsa, per oggi mi è passata la voglia di leggere.  Forse bisogna che cambi genere…

 

Quant’è bella giovinezza…

… che si fugge, tuttavia!

chi vuol esser lieto, sia:

del doman non v’è certezza.

 

Questi versi del mio illustre e Magnifico concittadino sono affiorati dai miei ricordi di gioventù stamani sul treno, andando al lavoro. L’atmosfera assonnata e ovattata del viaggio dell’aurora era disturbata dal chiacchiericcio più rumoroso del solito e dalle risate soddisfatte di un gruppetto di ragazzini, molto giovani, probabilmente dei primi anni delle superiori. Strano, perché la mattina anche loro di solito sono per lo più in stato non completamente cosciente: molti si addormentano appena saliti sul treno o comunque fissano immobili il vetro del finestrino, concentrati nell’inconfondibile melodia dell’ormai universalmente famoso dj coreano, che emerge dalle cuffiette collegate all’immancabile i-Pod, solo alcuni sono svegli e pimpanti, intenti a copiare freneticamente i compiti dall’amico o a ripassare per l’imminente interrogazione.

Il gruppetto di stamani, composto da tre ragazze e due ragazzi, è invece inaspettatamente allegro e rumoroso. E non è difficile capire il perché: hanno di comune accordo deciso di “fare forca” a scuola  (termine utilizzato, soprattutto in Toscana credo, come sinonimo di marinare), per saltare le fitte interrogazioni di questo periodo. Hanno in programma di passare la giornata in un centro commerciale e in  particolare ragazze già fremono per andare nel negozio di cosmetici dove, solo per questa settimana, ci sono gli smalti a due euro e novantanove e ce n’è uno viola che è bellino da morire. Poi ci sono i negozi di abbigliamento alla moda, quello di elettronica, i videogiochi ed è pure periodo di saldi! Insomma, una goduria, diciamo che il centro commerciale è la versione moderna del “Paese dei Balocchi” di Pinocchio.

Una volta pianificato l’iter della giornata, con la sequenza dei negozi da visitare, la conversazione del gruppetto di questi piccoli Lucignolo si sposta verso argomenti più standard: “Sai? Tizio si è messo con Tizia!” “Ma non gli piaceva Sempronia?” “Sì ma lei sta con Caio e lui voleva farla ingelosire”  “No, non sta più con Caio, si sono lasciati!” “Come fai a saperlo?” “Ho visto su Facebook che ha messo come stato single… A proposito, sai che Sempronio mi ha chiesto l’amicizia?”…

Chiedere l’amicizia su Facebook è un’espressione ormai entrata nel gergo di chiunque, ma a pensarci mi fa un po’ sorridere… Chissà perché gli autori del social network hanno scelto questa formula invece di un più asettico “aggiungere ai contatti” o “visualizza le informazioni”. Insomma, chiedere l’amicizia mi pare un po’ fuori luogo, mi fa piuttosto venire in mente il bambino al mare che va dall’altro bambino, vicino di ombrellone, e gli chiede: “Ciao Bambino, io sono Gianni, vuoi diventare mio amico?”

Sto andando fuori tema… torniamo sul treno. Insomma, stamani è difficile concentrarsi sulla lettura, con questi cinque seduti accanto, che ridono, si sbracciano, cambiano posto centomila volte, urlano, alzano la suoneria del cellulare, spostano i loro zaini pieni di libri nonostante tutto che sbatacchiano da tutte le parti…

Ma sono così allegri ed euforici che non riesco nemmeno ad arrabbiarmi. Magari, forse, un po’ li invidio: anche a me piacerebbe ogni tanto “fare forca”, forse non  andrei a rintanarmi in un centro commerciale, preferirei piuttosto passeggiare tutta la mattina per il centro e fare foto, ma poi, a me, la giustificazione chi la firma?

foto10


Pendolari Hi-Tech

Continua la fase acida del venerdì…

Se fossi uno zoologo e dovessi classificare i pendolari sul treno che vedo ogni mattina, identificherei subito due specie principali: i solitari e i sociali. I solitari sono quelli che evitano accuratamente il contatto con i loro simili: scelgono il posto in modo da massimizzare la distanza con altri passeggeri, appena seduti iniziano un’attività concentrandosi molto, per far vedere agli altri che sono indaffarati e che non vogliono essere disturbati. Le uniche forme di comunicazione tra questi esseri si verificano tipicamente in presenza di ritardi o disservizi, allora si coalizzano nel criticare e nel brontolare. I sociali invece si organizzano in piccoli gruppi, si aiutano a vicenda tenendosi il posto nelle situazioni affollate, si aspettano e si cercano. Gli appartenenti al gruppo non sono omogenei: non necessariamente fanno lo stesso lavoro, abitano in luoghi diversi (tutti però lungo la stessa linea ferroviaria) hanno età, hobby, interessi, orientamenti politici, non necessariamente coincidenti.  Sarebbe interessante indagare su come questi gruppi si formano, ma per ora non ho alcuna teoria in merito da proporre.

Io faccio parte della prima tipologia, il pendolare solitario. Non so bene spiegare perché, penso sia principalmente a causa del mio carattere: non mi piacciono tanto i luoghi affollati, rinuncerei a una festa per una passeggiata in montagna, preferisco le spiagge fuori mano ai villaggi turistici, leggere un libro invece che guardare un talk show in televisione. E poi mi piace occupare il tempo che trascorro in treno leggendo, scrivendo, e portando avanti un po’ il lavoro.

Il problema nasce quando un pendolare solitario è costretto a condividere lo spazio con un gruppo di pendolari sociali. A me talvolta capita, durante il viaggio di ritorno dal lavoro. Il gruppo in questione è costituito nominalmente da tre uomini e cinque donne. Dico nominalmente perché capita spesso che qualcuno sia in ferie, altri ammalati, altri ancora devono cambiare orario. Dalle loro rumorose conversazioni cui mi rendono mio malgrado partecipe quando siamo nella stessa carrozza, ho capito che due dei tre uomini si occupano di informatica.

Sono tutti i-phone i-pad i-pod i-qualsiasicosa muniti, quindi i temi di discussione affrontati dal gruppo durante il viaggio riguardano quasi sempre la tecnologia e le telecomunicazioni. Solitamente è una delle donne a iniziare, con una domanda ingenua del tipo:

Non riesco a sincronizzare gli mp3 dell’i-pod con l’aspirapolvere multimediale che mi hanno regalato per Natale”.

Oppure:

Una mia amica mi ha detto che c’è in rete un’App per telefonare e mandare sms gratis nei giorni di plenilunio”.

A questo punto prende la parola uno dei guru dell’informatica:

Ma l’aspirapolvere ha il connettore come se fosse antani o solo l’usb? Perché la supercazzola con il terapia tapioco non prematura senza la connessione antani!

La proponente rimane un attimo disorientata, allora prende la parola l’altro guru:

Ho letto che la connessione antani non è molto stabile però, sarebbe meglio una wi-fi con scappellamento a destra!

E così via… per tutto il viaggio, finché non raggiungiamo la stazione intermedia in cui alcuni di loro finalmente scendono.

Ieri pomeriggio mi hanno fatto quasi perdere la pazienza. Il treno era affollato da un nutrito gruppo di turisti per cui non potevo cambiare posto. Non mi ricordo chi del gruppo aveva comunicato la notizia che esiste un programmino in rete per fare le telefonate gratis, ovviamente solo con certi abbonamenti e in certe condizioni. Per l’appunto per gli abbonamenti che avevano cinque di loro, maledizione!

Allora: prima hanno scaricato il programmino, poi l’hanno installato, poi hanno iniziato freneticamente a provarlo chiamandosi a vicenda. Pur essendo a distanza di un metro o anche meno uno dall’altro, avevano tutti le suonerie a livello vicino ai massimi limiti di sopportazione. Non solo, pur avendo tutti il telefono in mano, invece di rispondere, lo lasciavano squillare allegramente guardando inebetiti il display. A un certo punto, una ha commentato:

Ah! Hai cambiato numero? Aspetta, che me lo segno…

Mentre il suo cellulare disperato continuava a squillare, ha con calma tirato fuori dalla borsa un blocco note e una matita e si è appuntata il numero. Alla faccia della multimedialità! Roba da pazzi!

Non ne potevo più, volevo spostarmi, ma quando la mia pazienza ha raggiunto il limite siamo arrivati a una delle stazioni intermedie, finalmente tre di loro sono scesi e il livello acustico del gruppo è tornato accettabile.