Alfonso Perfetti

In un tiepido pomeriggio autunnale, un temporale improvviso e piuttosto irruento sorprende noi pendolari del treno delle diciassette e diciotto durante il tragitto tra i vari luoghi di lavoro e studio e la stazione. Chi può si ripara con gli immancabili ombrellini pieghevoli, ma dispettose folate di vento si divertono a rovesciarli e a romperli. C’è chi si protegge i capelli con un foulard, chi affretta il passo, chi si mette a correre, chi si rifugia nel rientro di un portone o di un negozio. Quelli che hanno avuto la fortuna di incrociare uno degli affollatissimi autobus, si ritrovano fermi, imbottigliati nel traffico, intrappolati in uno spazio ridottissimo in cui l’aria è irrespirabile a causa dell’umidità.

Arrivati alla stazione, siamo tutti piuttosto stravolti: scapigliati, esausti, con le scarpe e i piedi fradici, le borse e i capelli gocciolanti. Tutti, tranne lui: Alfonso Perfetti. Non si sa come abbia fatto, ma lui, sul treno, sale impassibile e impeccabile, come sempre.

In effetti, è difficile sorprendere Alfonso Perfetti. La mattina, appena si alza, controlla con una delle sue app installate nel telefonino le condizioni del meteo e sulla base delle previsioni decide cosa indossare. Prima di uscire da casa, un’altra app lo informa se il treno è o meno in orario. Se ci fossero ritardi eccessivi o cancellazioni, un’altra app ancora verifica il percorso ottimale e gli orari degli autobus. Se non ci fossero soluzioni a questo punto Alfonso prenderebbe la propria auto, non prima di aver consultato, tramite un’apposita app, le condizioni del traffico e l’eventuale presenza di lavori o rallentamenti lungo il percorso.

Il suo aspetto è sempre impeccabilmente, ma sobriamente, elegante, dalla punta delle scarpe alla sommità dei capelli. Non mancano mai giacca, cravatta, e camicia immacolata e perfettamente inamidata, anche nel pomeriggio, dopo una giornata di lavoro.

Porta con sé uno zainetto leggero, dalle forme stondate, ergonomiche, che contiene un piccolo ma potente computer portatile e un taccuino nero. In tasca, non manca mai il fedele smartphone, con tutte le sue app. Ha sempre il modello di punta, quello più aggiornato, con il processore più veloce, la memoria più capiente, lo spessore più sottile, la forma più elegante.

Gli piace tenere tutto sotto controllo: a casa, al lavoro, e anche nel suo viaggio pendolare. Alfonso si prepara sempre un pochino in anticipo all’arrivo a destinazione del treno: gli piace essere il primo a scendere e tirare la maniglia per aprire la porta della carrozza. Nei treni più nuovi, quelli in cui ci sono gli schermi che riportano le principali condizioni del viaggio, tiene d’occhio i dati, la velocità in particolare, e la confronta con quella che gli fornisce una delle sue app.

A un primo sguardo, potrebbe sembrare una persona arida di sentimenti, che sta meglio con chip e processori che con i suoi simili, una specie di cyborg, uno che vede il mondo attraverso una matrice di pixel. Ma è davvero così?

Quando non digita freneticamente sulla tastiera del piccolo computer, Alfonso ama leggere. Anche per questa attività è stato tentato dalla tecnologia: ha provato gli ebook sul tablet, poi è passato all’ebook reader, ma la soluzione digitale non lo ha convinto e alla fine è tornato al cartaceo. Legge soprattutto i gialli classici, quelli in cui la vittima muore nelle prime pagine e l’investigatore per tutto il tempo raccoglie indizi e mette insieme i pezzi del puzzle, fino a scovare l’assassino, che si sfoga in un’accorata confessione, per permettere al lettore di capire. Alfonso è piuttosto severo nel giudicare le sue letture. Di solito, già dopo pochi capitoli si fa un’idea di cosa è successo. Se, alla fine, la sua teoria è confermata, liquida l’opera come prevedibile e banale, se, invece, la vicenda prende una piega per lui inaspettata, la critica di essere inverosimile. Alla fine di ogni volume annota questi giudizi con cura, con una delle sue app, insieme al titolo e l’edizione, la data d’inizio e fine lettura.

Il pomeriggio, Alfonso Perfetti arriva alla stazione sempre dieci minuti prima della partenza del treno, si ferma al bar e gusta un caffè decaffeinato e un muffin al cioccolato. Non è chiaro se gli piaccia di più il muffin o la barista. Ora che ci penso… ecco perché non è stato sorpreso dal temporale, oggi!

Difficilmente Alfonso Perfetti perde il controllo della situazione, ma a volte, molto di rado a dire il vero, cede a qualche segno di stanchezza. Oggi pomeriggio, per esempio, verso la metà del viaggio di ritorno in treno, Alfonso sembra quasi ipnotizzato dallo scorrere all’indietro delle case, degli alberi e delle colline fuori dal finestrino. Lascia vagare liberi i pensieri, nella sua testa è come se fosse apparso quel cerchietto che gira al centro delle schermate dei computer quando sta caricando un programma molto pesante. Solo dopo qualche istante si ricorda di essere sul treno e si rende conto di avere quasi metà dell’indice della mano destra dentro la corrispondente narice. E solo allora si accorge della pendolare svampita, quella che arriva sempre tardi, che, seduta poco più avanti, lo osserva. Ha in mano quel suo cellulare dai colori pacchiani… non l’avrà mica fotografato mentre aveva le dita nel naso? No, dai, è troppo imbranata, neanche le saprà fare, lei, le foto con il cellulare. Non sembra molto avvezza alla tecnologia in effetti. Ecco che ricomincia a leggere il suo libro.

Scorrono lenti i minuti, siamo quasi arrivati. Alfonso, con il solito anticipo, si avvia verso l’uscita. Il treno si ferma, la porta si apre, i passeggeri scendono. Alfonso è il primo, come sempre. La pendolare distratta no, ha fatto tardi con il suo libro, la vede dal finestrino che si dispera per aver perso la fermata. Quando è lei ad accorgersi che lui la sta fissando, dal marciapiede, la disperazione le si trasforma improvvisamente in un sorrisetto ironico e beffardo. Il treno riparte, lei lo saluta agitando il braccio, mostrando fiera il suo cellulare pacchiano…

temporale

Annunci

Amelia Svampitelli

Sono le sette e undici, il treno si avvicina alla banchina del binario tre. I viaggiatori tutti in fila, lungo il binario, si avvicinano – senza oltrepassarla – alla linea gialla, in modo coordinato, quasi sincrono. Un’immagine regolare, statica, se non fosse per quella sagoma che arranca in modo sgraziato su per le scale del sottopassaggio.

Eccola, Amelia Svampitelli, in ritardo come ogni mattina, che rischia di perdere il treno.

Forse, penserete, è rimasta bloccata nel traffico o non ha trovato il parcheggio? No, perché abita a cinque minuti a piedi dalla stazione e non deve prendere la macchina.

Forse è una di quelle che ottimizza i tempi, come il ragionier Fantozzi nella famosa scena dell’omonimo film, per posticipare più possibile il suono della sveglia? No, lei si sveglia un’ora prima della partenza e ha tutto il tempo per prepararsi con comodo.

Forse ha una famiglia numerosa da gestire, bimbi da preparare per la scuola, all’asilo, dalla nonna? No, Amelia non ha figli.

Allora? Perché si riduce ogni mattina all’ultimo minuto? Amelia, semplicemente, “si perde”. No, non soffre di una strana forma di amnesia, non è che perde la strada da casa sua alla stazione, perde solo di vista per un po’ quello che deve fare e lo mette in secondo piano rispetto a quello che le va di fare.

Tipicamente, quando mancano dieci minuti alle sette, è già pronta: potrebbe uscire, arrivare con calma alla stazione, prendere un caffè al bar, anche. Poi succede che, proprio quando sta per aprire la porta, si accorge che le piantine sulla mensola hanno bisogno di acqua e deve assolutamente innaffiarle.

Oppure si ricorda che ha finito di leggere il libro che ha in borsa e si mette a scegliere quale iniziare dalla pila che ha sul comodino, ne prende uno, si avvia, poi cambia idea, ne prende un altro, legge la trama e la biografia dell’autore sulla quarta di copertina, poi ci pensa un po’ su e riprende quello che aveva scelto prima.

Oppure a un tratto non le piace più l’ordine delle tazze che ha sulla mensola della cucina – ha una piccola collezione di tazze, ne compra una ogni volta che fa un viaggio – e si mette a risistemarle.

Insomma, ogni mattina l’orologio per qualche misterioso motivo salta direttamente dalle sei e cinquanta alle sette e cinque. Amelia solo a quel punto si sveglia, prende le sue cose in fretta e furia e corre alla stazione.

Quando sale in treno ha ancora il fiatone della corsa. La prima parte del viaggio la passa a controllare di aver preso tutto e a chiedersi con preoccupazione se ha dato o no le mandate alla porta di casa o se ha chiuso la finestra del bagno. Poi piano piano si tranquillizza e inizia a leggere.

Ad Amelia piacciono le agende, soprattutto quelle colorate con la copertina morbida e gli anelli, ne ha sempre una con sé in borsa, ma non le piace organizzarsi e pianificare le cose. Non le piace sentirsi vincolata in una struttura precostituita, neppure quando è lei a definirla. Le piace molto di più sorprendersi e improvvisare. Sarebbe bello poter vivere così, ma per una donna che ha un lavoro dipendente e che per di più è costretta a quotidiani viaggi pendolari in treno, non è per niente semplice.

Quando passa il controllore a verificare i biglietti, Amelia impiega sempre un po’ a trovare il suo nella borsa e deve chiedergli di pazientare. Non è particolarmente disordinata, ma la sua borsa è veramente piena, straripante di cose e trovare quella che serve al momento giusto non è mai banale. Quando le serve la tessera del supermercato, trova il telefono; quando cerca il telefono, trova le chiavi di casa; quando cerca le chiavi di casa, trova il volantino che le hanno dato alla stazione.

Amelia passa il tempo del viaggio a leggere o a guardare il panorama fuori dal finestrino. Le piacciono i colori caldi dell’autunno, le fredde nebbie invernali, che trasformano tutte le cose in flebili ombre, la natura che rinasce a primavera, i campi di girasoli in estate. Le piacciono le forme bizzarre delle nuvole, i colori sorprendenti dell’alba e del tramonto, il ticchettio della pioggia sulle falde dell’ombrello, le gocce che si inseguono sul vetro del finestrino, in diagonale, quando il treno va veloce.

Recentemente si è comprata un bel telefonino moderno, che ha subito accessoriato con una cover molto colorata e piena di brillantini. Non le interessa tanto che sia super-connesso e che le consenta di accedere alla posta elettronica e ai vari social network. Le piace usarlo soprattutto per fotografare il paesaggio fuori dal finestrino, anche se raramente ottiene immagini decenti: sono quasi sempre mosse, storte, e c’è sempre qualche elemento – un paletto, un semaforo, un cartello- a disturbarle. Va troppo veloce, questo treno, non potrebbe rallentare un po’ quando ci sono degli scorci belli da fotografare?

Non lega molto con gli altri viaggiatori, preferisce starsene per conto suo, tenere tutto per sé il tempo del viaggio. A volte le capita di viaggiare con una collega, in quei casi è costretta a discorrere sulle beghe dell’ufficio e non le piace molto, visto che in ufficio, poi, ci dovrà stare un sacco di ore: perché bisogna anticipare o prolungare tutte queste seccature?

La incuriosisce molto quel pendolare solitario e brontolone che trova ogni mattina, sempre nello stesso posto. Una volta gli si è seduta di fronte per spiare il titolo del librone vecchio e ingiallito che stava leggendo, ma lui  l’ha guardata malissimo e lei non ci ha più riprovato.

Ed eccoci, durante il viaggio di ritorno, in un qualsiasi pomeriggio autunnale. Amelia è come sempre immersa nella lettura, sta per finire un romanzo che l’ha veramente appassionata. Si accorge che il pendolare solitario e burbero si è alzato per prepararsi alla fermata. È ancora presto, pensa. Lui, preciso e rigoroso com’è, si prepara sempre con molto anticipo, e poi oggi è pure molto scocciato perché si sono sedute nei posti vicini due ragazze che sicuramente non gli piacciono, con i capelli a strisce fucsia e i piercing nel naso. Forse ce la faccio a finire il capitolo: mi manca solo una pagina e mezzo.

Il treno rallenta, Amelia continua a leggere. Il treno si ferma. Manca ancora meno di mezza pagina, ormai deve assolutamente scoprire come va a finire. Le porte si aprono. Amelia, con un sospiro, finisce il libro, lo rimette in borsa, le è piaciuto veramente tanto. Le porte del vagone si chiudono. Amelia si alza, si avvia verso l’uscita, ancora emozionata. Il treno riparte. Amelia dovrà scendere alla fermata successiva e tornare indietro.

2015-09-30 08.09.29

Dimitri Biasimov

Dimitri Biasimov è quello che può essere definito un signore distinto. Canuto, magro e longilineo, sarebbe ancora più alto se la schiena non fosse un po’ ingobbita, probabilmente dai numerosi decenni passati chino su una scrivania. Sobriamente elegante e impeccabile nell’abbigliamento, predilige i colori smorti.
È un tipo molto abitudinario, Dimitri. Prende sempre il treno delle sette e dodici la mattina e quello delle diciassette e diciotto il pomeriggio. Da quanto tempo? Non lo so io, non lo sanno i miei compagni di viaggio con i quali occasionalmente scambio qualche parola, sicuramente da molto prima che iniziasse la mia avventura pendolare, ma non mi stupirei se fossero diversi decenni. Sale sulla seconda carrozza, verso la testa del treno, sceglie un posto nella parte centrale della carrozza, possibilmente evitando di avere altri viaggiatori seduti a fianco o di fronte, possibilmente sul lato destro, guardando nella direzione di marcia, per non avere il riflesso del sole. Si accomoda sul sedile dalla parte del finestrino e posa una consunta borsa di pelle sul sedile di fianco al suo, per scoraggiare eventuali viaggiatori a sedervisi. Prende dalla borsa un libro dalla copertina di tela marrone, con le pagine ingiallite e i caratteri piccolissimi, inforca un paio di occhialini e inizia a leggere. Continua a leggere fino all’arrivo, cercando di non distrarsi. Non tollera alcuna alterazione delle sue quotidiane abitudini e, se capita qualche evento a perturbare il suo viaggio, lo vedi subito che inizia ad agitarsi e a borbottare sottovoce. Un brontolio concitato e per niente amichevole.
Non sopporta il caldo dell’estate, il freddo dell’inverno, l’umidità dell’autunno, i pollini della primavera. Se mi chiedeste qual è la sua situazione metereologica ideale, avrei non poche difficoltà a rispondervi.
Non sopporta quelli che non pagano il biglietto: lui, in tutti gli ormai numerosi lustri di pendolarismo, non è mai stato neppure una volta fuori regola con l’abbonamento. Non sopporta le inutili discussioni che nascono quando il controllore li scopre: non avete pagato il biglietto? Pagate la multa e smettetela di discutere.
Non sopporta i ragazzetti chiassosi che vanno a scuola. Sono inutilmente confusionari, non fanno altro che spingersi e rimbalzare da un posto all’altro del vagone con quegli zaini ciondolanti.
Non sopporta quei due tizi sempre in giacca, cravatta, auricolare e occhiali da sole, anche se il sole non c’è: sono sempre alle prese con conversazioni telefoniche complicatissime che secondo loro sono di vitale importanza, vista la concentrazione e il piglio sicuro con cui le conducono, ma di cui a Dimitri non interessa la benché minima parte.
Non sopporta le signore ciarliere, quelle che passano il tempo del viaggio a discorrere delle prodezze dei propri figli, sicuramente degli adolescenti brufolosi come quelli che lo infastidiscono tanto, di ricette che trasudano grassi e colesterolo, di saldi e negozi convenienti.
Non sopporta il profumo intenso e dolciastro con cui si cospargono ogni mattina in modo smisuratamente esagerato e con cui infestano l’intero vagone.
Non sopporta in generale gli odori del vagone: le esalazioni umane di ogni tipo, particolarmente concentrate in estate, il tanfo insopportabile che ogni tanto proviene dalle toilette, gli aromi delle pietanze che qualche scellerato viaggiatore consuma durante il viaggio.
Non sopporta quelli che giocano a quegli inutili giochini sui cellulari e sui tablet, tenendo la suoneria a volume elevato, costringendo tutta la carrozza ad ascoltare quelle musichine sciocche e infantili.
Non sopporta quelli che mettono i piedi sul seggiolino di fronte, quelli che dormono con la bocca spalancata e russano pure, in generale non sopporta chi non mantiene, durante il viaggio, una postura e un atteggiamento composti e rispettosi, come fa lui.
Nel suo mondo ideale, vorrebbe avere ogni giorno uno scompartimento tutto per sé, o almeno, abbastanza vuoto da non dover vedere, né sentire, dal suo posto, nessun altro. Gli succede molto raramente, di solito deve condividere il viaggio con altre persone irrispettose, rumorose e maleducate. Perché lui non sopporta niente e nessuno che disturbi la sua lettura. Una situazione che, purtroppo per lui, invece, accade piuttosto di frequente. E allora il suo umore, tendenzialmente grigio anche in situazioni ottimali, s’incupisce, e inizia a borbottare, con un volume di borbottio proporzionale al livello di fastidio. È quasi divertente, vederlo da fuori: sembra uno di quei vecchi trattori con il motore scoppiettante che ogni tanto emette uno sbuffo.
Come oggi pomeriggio: a poche fermate dall’arrivo i due sedili di fronte al suo vengono occupati da due ragazze con i jeans tutti strappati, i capelli scompigliati, con ciocche di colori improbabili e i visi ornati da numerosi piercing. Quella seduta lungo il lato del corridoio mastica una gomma, roteando la mascella come un bovino al pascolo. A intervalli regolari produce con la gomma palloncini che riempie d’aria fino a farli scoppiare rumorosamente. Quella davanti a lui siede in modo scomposto, tiene le gambe sgraziatamente accavallate e ad un tratto, con la punta dello scarpone borchiato, sfiora la piega perfetta dei pantaloni di Dimitri. Già vistosamente infastidito dalla presenza per niente gradita, a questo punto il canuto pendolare inizia a borbottare. Capto frammenti delle sue lamentele “Ah questi giovani… ma l’educazione non gliela insegnano più… il rispetto per le persone anziane… se l’avessimo fatto noi, ai nostri tempi… io alla loro età…” e così via. Le due, invece, auricolari alle orecchie con musica a tutto volume, sguardo fisso sui rispettivi telefonini, non lo degnano della minima attenzione. Vedo che sta per perdere veramente la pazienza, il volume del borbottio aumenta, come una pentola sul fuoco che inizia a bollire. Chissà, oggi forse lo vedremo perdere le staffe! Ma per fortuna il treno inizia a rallentare, Dimitri si alza e sempre borbottando si avvia verso l’uscita. Anche per oggi il suo viaggio pendolare è terminato.

2015-09-02 17.52.06

Il blogger pendolare nella Tesi di Foxcola

Il blogger pendolare analizza i propri compagni di viaggio e lo racconta nel blog… ma se qualcuno analizzasse i pendolari blogger? 😀

Pendolante

Foxcola è blogger, è pendolare, è capo treno. Ed è anche l’autrice di una Tesi di Laurea che ha coinvolto noi tutti blogger pendolari. Foxcola partendo dalle Interviste Pendolanti, ha tracciato un nostro profilo.  Ne riporto alcuni stralci, sperando di aver colto

Il pendolare-blogger

[…] è emersa la figura di grande interesse del Pendolare-Blogger, portavoce del consumatore e strumento di risonanza del passaparola. I blog sul pendolarismo sono dei veri e propri contenitori stracolmi di impressioni, considerazioni, sensazioni, ricordi e istantanee; i racconti sono intrisi di percezioni, di immagini mentali, in altre parole, di quella che abbiamo identificato come esperienza […]
Ma chi è l’autore di questo tipo di blog? […]
La prima costante che salta agli occhi confrontando le 16 interviste è che si tratta di persone con un livello culturale medio-alto, che hanno una naturale attitudine alla scrittura e a cui piace leggere. Sono quasi tutti pendolari per lavoro e la maggior…

View original post 643 altre parole

Libri in viaggio

Viaggio sempre con dei libri. Mi scelgo un compagno per viaggiare, sempre, sempre, sempre. Avere un libro che ti accompagna è meraviglioso, è il miglior compagno di viaggio: sta zitto quando non vuoi che parli, parla quando vuoi sentir dire qualcosa, ti dà senza chiedere. Io trovo che i libri siano una grande e stupenda compagnia. Se lei viene nella mia biblioteca li vede, i miei veri grandi amici sono lì.

Tiziano Terzani.

Sono le parole con cui inizia un bellissimo volume dedicato al giornalista e scrittore fiorentino che mi è stato regalato a Natale, che, per la sua mole, non posso portare con me in borsa e che per questo era rimasto indietro tra le mie letture.

Anche se Tiziano nel testo si riferiva probabilmente ai suoi meravigliosi viaggi in Asia, per me queste parole valgono anche per i  quotidiani viaggi pendolari… 🙂

2015-07-11 05.27.40

Le letture dei blogger pendolari

Aspettando di arrivare a Napoli per il raduno…

20150510181657762

Le letture dei blogger pendolari di ritorno dal 4° raduno a Napoli:

Ilaria (vitadapendolare.it) con: Chiappi Fiorella – Vannini Anna M. – Conte Marco, La trilogia della livornesità (Debatte)
Tiz (tizd.wordpress.com) con: Ivan Cotroneo, Un bacio (Bompiani)
Veronica (callmeleuconoe.wordpress.com) con: John Irving, Hotel New Hampshire (Bompiani)
Valentina (Esperienzedautobus.blogspot.com) con: Michele Serra, Tutti al mare (Feltrinelli)
Pendolo0 (vitadapendolare.wordpress.com) con: Mauro Corona, I misteri della montagna (Mondadori)
Foxcola (passaintreno.wordpress.com) con: Elena Davi – Elisa Renzi, Passaggi segreti. Volume Primo. Le origini della rondine (Inedit)
Pendolante (pendolante.wordpress.com) con: Domenico D’Agostino, Poesia per pendolari (Youcanprint)

Foto di Katia Mazzoni

View original post

La ragazza del treno

Rachel è una donna sulla trentina con alle spalle un matrimonio naufragato e una gravidanza tanto desiderata ma mai realizzata. Non ha amici, non ha una famiglia, non ha una casa. Divide un appartamento con una coinquilina/padrona di casa carina e perfettina, che con i suoi modi gentili la fa sentire ancora più brutta e inadeguata. Quando il mondo intorno a lei inizia a scricchiolare, quando sente che non ce la fa più, cerca un’evasione bevendo. L’alcol non solo la consola, ma la trasforma in qualcosa che non è, le fa compiere azioni sciocche e imprudenti, di cui neppure si ricorda, una volta smaltita la sbornia.

L’unica parentesi in qualche modo piacevole, in questa esistenza che sta cadendo a pezzi, è rappresentata, pensate un po’, dal quotidiano viaggio in treno che la porta da Ashbury, nella periferia di Londra, dove vive, a Euston. Dal finestrino osserva scorrere il mondo, là fuori, e per un po’ dimentica tutti i suoi problemi.

Lungo il percorso c’è un segnale ferroviario che impone al treno una breve sosta, ogni giorno, nello stesso punto. Ogni giorno, a causa di questa fermata, Rachel si trova, solo per qualche minuto, a osservare una villetta in cui vive una giovane coppia, dall’apparenza serena e spensierata. Sono belli, sono felici, sono perfetti. La vita che Rachel avrebbe sempre voluto avere, che per qualche tempo ha avuto, e che le è stata portata via. Ha persino dato un nome alla giovane coppia di sconosciuti: sono Jess e Jason, nella sua immaginazione.

Una mattina però, dal finestrino del treno, Rachel vede qualcosa che non va, qualcosa che incrina l’immagine di pura felicità che si era costruita dei due. Qualcosa che la fa infuriare più di quanto sia logico aspettarsi. In fondo, si tratta solo di due sconosciuti, o no? E quando si sente così lei non riesce a non ricadere, come al solito, nell’alcol. Da quel momento, da quel flash, tutto cambia, e la grigia esistenza di Rachel precipita in un vortice di intrighi, menzogne, tradimenti e drammi.

E non vi dico altro, non voglio anticipare troppo…

È l’inizio del libro The girl on the train, di Paula Hawkins, Doubleday 2015, un thriller ambientato nel mondo dei pendolari di Londra.

girlonthetrain

Ho trovato questo libro nel reparto “novità” di una libreria a Londra, durante una breve vacanza fatta di recente. Appena letta la trama sul risvolto della copertina, non ho potuto fare a meno di portarmene a casa una copia. Periodicamente mi cimento in qualche lettura in inglese per cercare di arricchire un po’ la mia conoscenza della lingua, che è piuttosto artigianale, e integrare il mio lessico. Scelgo solitamente libri non troppo complicati e con una trama avvincente, altrimenti mi scoraggio e lascio perdere. Il libro di Paula Hawkings mi sembrava  proprio una buona opportunità, vista la trama e l’ambientazione pendolare, e, in effetti, la storia mi ha preso fin dalle prime pagine. Nonostante le mie difficoltà con l’inglese, l’ho finito in appena una settimana! Quasi quasi, quando uscirà, lo rileggerò anche in italiano…

Il libro dovrebbe uscire in Italia a giugno, l’ho letto qui:

http://www.illibraio.it/la-ragazza-del-treno-e-il-coinvolgimento-dei-librai-187136/

Ulteriori informazioni sull’edizione italiana sono invece disponibili qui:

http://www.edizpiemme.it/libri/la-ragazza-del-treno

Vi lascio un piccolo assaggio, dalle prime pagine.

The train crawls along; it judders past warehouses and water towers, bridges and sheds, past modest Victorian houses, their backs turned squarely to the track.

My head leaning against the carriage window, I watch these houses roll past me like a tracking shot in a film. I see them as other do not, even their owners probably don’t see them from this perspective. Twice a day, I am offered a view into their lives, just for a moment. There’s something comforting about the sight of strangers safe at home.

Someone’s phone is ringing an incongruously joyful and upbeat song. They’re slow to answer, it jingles on and on around me. I can feel my fellow commuters shift in their seats, rustle their newspapers, tap at their computers. The train lurches and sways around the bend, slowing as it approaches a red signal. I try not to look up, I try to read the free newspaper I was handed on my way into the station, but the words blur in front of my eyes, nothing holds my interest. In my head I can still see that little pile of clothes lying at the edge of the track, abandoned.

[…]

It’s a relief to be back on the 8.04. It’s not that I can’t wait to get into London to start my week – I don’t particularly want to be in London at all. I just want to lean back in the soft, sagging velour seat, feel the warmth of the sunshine streaming through the window, feel the carriage rock back and forth and back and forth, the comforting rhythm of wheels on tracks. I’d rather be here, looking out at the houses beside the track, than almost everywhere else…

 

Ecco un tentativo di traduzione… fatto alla mia maniera 🙂

Il treno avanza lentamente, lasciando dietro di sé magazzini, depositi di acqua, ponti e baracche, vecchie villette vittoriane, con il loro lato posteriore allineato esattamente con i binari. Con la testa è reclinata verso il finestrino, guardo queste case sparire dietro di me come una carrellata in un film. Le osservo da un punto di vista insolito, neppure i proprietari possono vederle da questa prospettiva. Due volte al giorno, posso dare un’occhiata nelle loro vite, solo per un momento.

Il telefono di qualche viaggiatore suona una melodia inadeguatamente allegra. Non risponde subito, continua a squillare intorno a me. Sento i miei vicini pendolari muoversi nei loro sedili, sfogliare i loro giornali, tamburellare con le dita sulle tastiere dei loro computer. Il treno oscilla lungo la curva, rallentando in prossimità del semaforo rosso. Provo a non guardare, provo a leggere il quotidiano gratuito che mi hanno dato alla stazione, ma le parole mi appaiono sfocate, niente cattura il mio interesse. Nella mia mente vedo ancora quel mucchietto di vestiti abbandonati lungo il bordo del binario.

 […]

È un sollievo tornare sul treno delle 8.04. Non che io sia particolarmente impaziente di arrivare a Londra per iniziare la settimana, a dire il vero non mi interessa affatto stare a Londra. Voglio soltanto starmene qui, appoggiata al soffice, comodo sedile di velluto, sentire il calore del sole attraverso il vetro del finestrino, sentirmi cullata avanti e indietro dal vagone, con il rassicurante ritmo delle ruote sui binari. Voglio essere di nuovo qui, a guardare fuori dal finestrino le case lungo la ferrovia, più che in qualsiasi altro posto.

Buona lettura! 🙂