La ragazza del treno

Rachel è una donna sulla trentina con alle spalle un matrimonio naufragato e una gravidanza tanto desiderata ma mai realizzata. Non ha amici, non ha una famiglia, non ha una casa. Divide un appartamento con una coinquilina/padrona di casa carina e perfettina, che con i suoi modi gentili la fa sentire ancora più brutta e inadeguata. Quando il mondo intorno a lei inizia a scricchiolare, quando sente che non ce la fa più, cerca un’evasione bevendo. L’alcol non solo la consola, ma la trasforma in qualcosa che non è, le fa compiere azioni sciocche e imprudenti, di cui neppure si ricorda, una volta smaltita la sbornia.

L’unica parentesi in qualche modo piacevole, in questa esistenza che sta cadendo a pezzi, è rappresentata, pensate un po’, dal quotidiano viaggio in treno che la porta da Ashbury, nella periferia di Londra, dove vive, a Euston. Dal finestrino osserva scorrere il mondo, là fuori, e per un po’ dimentica tutti i suoi problemi.

Lungo il percorso c’è un segnale ferroviario che impone al treno una breve sosta, ogni giorno, nello stesso punto. Ogni giorno, a causa di questa fermata, Rachel si trova, solo per qualche minuto, a osservare una villetta in cui vive una giovane coppia, dall’apparenza serena e spensierata. Sono belli, sono felici, sono perfetti. La vita che Rachel avrebbe sempre voluto avere, che per qualche tempo ha avuto, e che le è stata portata via. Ha persino dato un nome alla giovane coppia di sconosciuti: sono Jess e Jason, nella sua immaginazione.

Una mattina però, dal finestrino del treno, Rachel vede qualcosa che non va, qualcosa che incrina l’immagine di pura felicità che si era costruita dei due. Qualcosa che la fa infuriare più di quanto sia logico aspettarsi. In fondo, si tratta solo di due sconosciuti, o no? E quando si sente così lei non riesce a non ricadere, come al solito, nell’alcol. Da quel momento, da quel flash, tutto cambia, e la grigia esistenza di Rachel precipita in un vortice di intrighi, menzogne, tradimenti e drammi.

E non vi dico altro, non voglio anticipare troppo…

È l’inizio del libro The girl on the train, di Paula Hawkins, Doubleday 2015, un thriller ambientato nel mondo dei pendolari di Londra.

girlonthetrain

Ho trovato questo libro nel reparto “novità” di una libreria a Londra, durante una breve vacanza fatta di recente. Appena letta la trama sul risvolto della copertina, non ho potuto fare a meno di portarmene a casa una copia. Periodicamente mi cimento in qualche lettura in inglese per cercare di arricchire un po’ la mia conoscenza della lingua, che è piuttosto artigianale, e integrare il mio lessico. Scelgo solitamente libri non troppo complicati e con una trama avvincente, altrimenti mi scoraggio e lascio perdere. Il libro di Paula Hawkings mi sembrava  proprio una buona opportunità, vista la trama e l’ambientazione pendolare, e, in effetti, la storia mi ha preso fin dalle prime pagine. Nonostante le mie difficoltà con l’inglese, l’ho finito in appena una settimana! Quasi quasi, quando uscirà, lo rileggerò anche in italiano…

Il libro dovrebbe uscire in Italia a giugno, l’ho letto qui:

http://www.illibraio.it/la-ragazza-del-treno-e-il-coinvolgimento-dei-librai-187136/

Ulteriori informazioni sull’edizione italiana sono invece disponibili qui:

http://www.edizpiemme.it/libri/la-ragazza-del-treno

Vi lascio un piccolo assaggio, dalle prime pagine.

The train crawls along; it judders past warehouses and water towers, bridges and sheds, past modest Victorian houses, their backs turned squarely to the track.

My head leaning against the carriage window, I watch these houses roll past me like a tracking shot in a film. I see them as other do not, even their owners probably don’t see them from this perspective. Twice a day, I am offered a view into their lives, just for a moment. There’s something comforting about the sight of strangers safe at home.

Someone’s phone is ringing an incongruously joyful and upbeat song. They’re slow to answer, it jingles on and on around me. I can feel my fellow commuters shift in their seats, rustle their newspapers, tap at their computers. The train lurches and sways around the bend, slowing as it approaches a red signal. I try not to look up, I try to read the free newspaper I was handed on my way into the station, but the words blur in front of my eyes, nothing holds my interest. In my head I can still see that little pile of clothes lying at the edge of the track, abandoned.

[…]

It’s a relief to be back on the 8.04. It’s not that I can’t wait to get into London to start my week – I don’t particularly want to be in London at all. I just want to lean back in the soft, sagging velour seat, feel the warmth of the sunshine streaming through the window, feel the carriage rock back and forth and back and forth, the comforting rhythm of wheels on tracks. I’d rather be here, looking out at the houses beside the track, than almost everywhere else…

 

Ecco un tentativo di traduzione… fatto alla mia maniera 🙂

Il treno avanza lentamente, lasciando dietro di sé magazzini, depositi di acqua, ponti e baracche, vecchie villette vittoriane, con il loro lato posteriore allineato esattamente con i binari. Con la testa è reclinata verso il finestrino, guardo queste case sparire dietro di me come una carrellata in un film. Le osservo da un punto di vista insolito, neppure i proprietari possono vederle da questa prospettiva. Due volte al giorno, posso dare un’occhiata nelle loro vite, solo per un momento.

Il telefono di qualche viaggiatore suona una melodia inadeguatamente allegra. Non risponde subito, continua a squillare intorno a me. Sento i miei vicini pendolari muoversi nei loro sedili, sfogliare i loro giornali, tamburellare con le dita sulle tastiere dei loro computer. Il treno oscilla lungo la curva, rallentando in prossimità del semaforo rosso. Provo a non guardare, provo a leggere il quotidiano gratuito che mi hanno dato alla stazione, ma le parole mi appaiono sfocate, niente cattura il mio interesse. Nella mia mente vedo ancora quel mucchietto di vestiti abbandonati lungo il bordo del binario.

 […]

È un sollievo tornare sul treno delle 8.04. Non che io sia particolarmente impaziente di arrivare a Londra per iniziare la settimana, a dire il vero non mi interessa affatto stare a Londra. Voglio soltanto starmene qui, appoggiata al soffice, comodo sedile di velluto, sentire il calore del sole attraverso il vetro del finestrino, sentirmi cullata avanti e indietro dal vagone, con il rassicurante ritmo delle ruote sui binari. Voglio essere di nuovo qui, a guardare fuori dal finestrino le case lungo la ferrovia, più che in qualsiasi altro posto.

Buona lettura! 🙂

 

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8 thoughts on “La ragazza del treno

  1. Aspetto la versione italiana ma segno il titolo perché, come Rachel, adesso voglio sapere cosa sta succedendo nella villetta che mi hai fatto intravedere dal tuo treno pendolare. Buona giornata!

  2. Pingback: Il treno nei libri: La ragazza del treno | Pendolante

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