Attenzione, Pendolo!

Pendolo, ormai lo sappiamo, è un personaggio abbastanza distratto. Quando cammina, si lascia trascinare dai suoi pensieri e non presta molta attenzione alla strada che sta percorrendo e a quello che succede intorno a lui. Specialmente la mattina, quando è ancora assonnato. È come se avesse un pilota automatico, che lo porta da casa alla stazione e poi dalla stazione all’ufficio. A volte un evento inconsueto, come la spinta di un altro pendolare, lo squillo del cellulare, un annuncio dall’altoparlante, lo ridestano costringendolo a riprendere il controllo.

Proprio una di queste mattine, alzando lo sguardo, Pendolo ritrovò di fronte una porta sbarrata, con una lunga serie d’insegne poco rassicuranti.

 

 

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“Oh, dove sono capitato, stamani?”, pensò, ancora tra il sonno.

“Forse è l’accesso all’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra?”

“Oppure, che sia l’ingresso della misteriosa Area 51, nel Nevada?”

“O il cosmodromo di Bajikonur? Se sono fortunato, potrò veder partire la Soyuz!”

“Non saremo mica ad Alcatraz?”

“Chissà, forse sono arrivato, alla fine, a Fort Knox?”

“Sono forse i Neri Cancelli di Mordor, recentemente ristrutturati e finalmente automatizzati?”

 

E poi realizzò, finalmente

“Ah, già, è solo l’ingresso al Freccia Club della Stazione di Santa Maria Novella…”

di poche parole

Un tipo quadrato, di poche parole, ma ben inquadrato, solido, diciamo. Un carattere spigoloso, forse un po’ troppo rigido, ma, in fondo in fondo, dal cuore tenero. Un fisico robusto, bello pieno. È abituato a viaggiare, fa proprio parte della sua natura, si vede. Penso sia americano, a sentire le sue amiche, sedute lì, accanto. Perché lui tace, guarda solo fuori dal finestrino, in silenzio. Eppure, a guardarlo bene, sembrerebbe alla mano. E anche pieno di risorse, proprio pieno zeppo, sì. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, beh, mi sembra un po’ pesante, ecco. Non legge, non dorme, non ascolta la musica, non smanetta con il telefono, semplicemente, siede, impettito, leggermente infastidito dal riflesso del sole sul finestrino, e aspetta di arrivare dove deve arrivare. Non cambia mai posizione, oscilla solo leggermente quando il vagone passa sopra uno scambio: non se lo aspettava, evidentemente, ma, a parte il leggero tremolio, non mi pare troppo infastidito. Arriva il controllore, verifica i biglietti delle due amiche americane e passa oltre, lo ignora. Sale una signora un po’ anziana, claudicante, lo guarda male, probabilmente vorrebbe sedersi al suo posto (“ah questi giovani di oggi!”, leggo nel suo sguardo), ma ce n’è un altro libero, più avanti, e procede oltre. Il treno rallenta, tra poco devo scendere, faccio appena in tempo a immortalarlo in una foto con il cellulare, per poterlo presentare anche a voi, il mio vicino di viaggio di oggi, un tipo quadrato, di poche parole. 🙂

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Desideri in viaggio

2013-12-30 10.05.58-2Alla stazione di Santa Maria Novella, a Firenze, quest’anno hanno preparato un grande albero di Natale, perfettamente conico, decorato con mille lucine. È proprio bello. Alla sua base, viaggiatori, pendolari, turisti, gente di passaggio, hanno appeso un bel po’ di letterine indirizzate a Babbo Natale.

Anch’io come Ilaria che ne ha parlato in questo suo post, ieri mattina, mi sono fermata un attimo a leggerle e, come tutti quelli che passavano di lì, a fare una foto con il cellulare. Beh, veramente, a causa della combinazione infelice di un ritardo e una coincidenza mancata, ci ho passato ben più di un attimo. È stato un po’ divertente, un po’ malinconico. Un mix di sensazioni che è tipico di questo periodo dell’anno.

C’erano lettere in italiano, spagnolo, tedesco, inglese, francese.

C’erano biglietti con caratteri a me sconosciuti: cinese, giapponese, arabo e chissà che altro.

C’erano calligrafie eleganti, con i riccioli a tutte le lettere, e c’erano segni incerti, come di chi da poco ha imparato a scrivere.

C’erano fogli finemente decorati con motivi natalizi, e messaggi velocemente scribacchiati sullo scontrino del caffè.

Chi chiedeva una macchina nuova, chi la Playstation.

Chi aveva nostalgia di Luana, chi voleva rimettersi con Nick.

Chi, come Mariah Carey, si accontentava: “All I want for Christmas, is you!”

Chi chiedeva una casa, chi un lavoro o, in alternativa, di vincere al Superenalotto.

Chi chiedeva treni in orario, più puliti, con il riscaldamento funzionante (in molti, per la verità).

Chi, con tanta buona volontà, ma poca dimestichezza con la grammatica italiana, augurava “Tanti auguri HA tutti”.

E alla fine, anch’io ho preso un foglietto, strappandolo dal mio quaderno, e ho scritto il mio piccolo grande desiderio. Anche se ormai Babbo Natale è già passato, spero che faccia un’eccezione e mi accontenti, nell’anno nuovo che sta per cominciare.

E tanti auguri a tutti voi, che sia un 2014 ricco di tante belle cose, che tutti i vostri piccoli grandi desideri si avverino!

Il Vade-mecum del Viaggiatore

Un po’ di tempo fa, casualmente, nel sottopassaggio della stazione, tanto per rimanere in tema, ho incontrato un libro un po’ curioso che non conoscevo.

Si tratta di “Un romanzo in vapore” di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, pubblicato nel 1856, una trentina di anni prima che nascesse il suo ben più famoso burattino.

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Nonostante il titolo, il libro non è un vero e proprio romanzo, ma piuttosto un insieme di brevi interventi a volte eterogenei tra loro, aventi come filo comune la descrizione di un viaggio in treno da Firenze a Livorno, che l’autore reputa “lungo e pericoloso”. Chissà cosa ne pensa Ilaria, che lo percorre tutti i giorni come pendolare!

Uno dei capitoli che mi ha fatto più sorridere è quasi alla fine, il XVII, intitolato “il Vade-mecum del Viaggiatore”. Molti dei punti mi sembrano ancora oggi più che mai attuali! Lo riporto qui di seguito, per  i viaggiatori di ieri, oggi e domani… buona lettura!

– Avendo necessità di partire con un dato treno, è sempre meglio giungere alla stazione dieci minuti avanti la partenza… che cinque minuti dopo.

– Procurate, dovendo comprare il biglietto, di pagare con moneta da ventiquattro carati – perché i bullettinai delle Strade-ferrate su quest’articolo sono schizzinosi fino alla nausea.

– Cercate di porre il vostro biglietto in una tasca sicura, per evitare il caso di smarrirlo, e trovarvi costretto a ripagare il prezzo di tutta la gita, con biglietto di prima classe (prepotenza che sa di Medio-Evo lontano un miglio).

– Se non vi spinge necessità o veduta economica, preferite i treni ordinari ai così detti treni diretti: perché quantunque da Firenze a Livorno lo stradale non sia lunghissimo, nonostante la natura umana, è così caduca, così esigente e così avvezzata male, che difficilmente può stare due ore di seguito, senza domandarvi qualche servigio, o qualche piacere per forza.

– Se dovete partire con un treno diretto, prima di salire in vagone fate il vostro esame di coscienza, per vedere se v’occorre nulla. Accade che, durante la gita, si fanno sentire alle volte dei bisogni più imperiosi dei bisogni sociali… e allora, credetelo a me, la gita di piacere diventa un sanguinoso epigramma.

– Sulla scelta della Classe, in cui dovete entrare, consigliatevi col vostro porta-monete. Se amate stare in piedi, entrate in quarta classe, nuovo genere di supplizio inventato recentemente, a benefizio delle persone poco facoltose, dagli azionisti delle strade ferrate.

Se poi amate l’aria fresca, la durezza delle panche e i reumi di Cervello, entrate in un vagone di terza classe e sarete esaudito.

Volendo salvare i rispetti umani e mettersi al coperto dalla sorpresa di una pioggia improvvisa o di un colpo di sole, la seconda classe è fatta apposta.

Se amate i comodi della vita, o se viaggiate per conto di qualche cliente, non c’è da esitare: la prima classe è quella che più conviene.

– Se dovete fermarvi in qualche Stazione intermedia, non vi divagate troppo: e particolarmente, non vi lasciate prendere dalle carezze di Morfeo. Rammentatevi che il sonno è traditore. Il sonno tradì Parisina – e non era in wagone!

– Viaggiando in terza o quarta classe, dove il vento ha libero dominio, sarà bene che il vostro cappello sia fortemente adeso alla vostra testa – perché restandone senza (del cappello, beninteso, non già della testa) avreste è vero, la soddisfazione di mettere il buonumore e l’ilarità in tutta la brigata, ma vi toccherebbe poi  l’umiliazione di fasciarvi il capo col fazzoletto da naso, per il rimanente del viaggio. Io non ho mai creduto che il cappello conico sia il coperchio più artistico che potesse toccare all’uomo: ma  neppure il fichu si addice gran cosa alla fisionomia maschile, specialmente se questa è fornita di baffi e fedine. Se per disgrazia il vento vi involasse il cappello, e foste di coloro che hanno la velleità di coltivare sul mento, e nei dintorni una barba alla cappuccina, allora vi consiglio piuttosto di prendere un cimurro di testa, che a fasciarvi la nuca col fazzoletto da naso. L’ilarità dei vostri compagni di viaggio, ne sono sicuro, diventerebbe smodata e provocante.

– Ogni volta che il treno è sul punto di partire, se voi parlate caldamente con la persona di faccia, procurate che tra il vostro naso e quello dell’interlocutore, ci passi una rispettosa distanza – poiché, nell’urto che si danno tra loro i wagoni, movendosi, potrebbe accadervi, come è accaduto a tanti, che il vostro interlocutore venisse a darvi un bacio (coi denti) sul tenerume delle vostre narici. Questi baci, di sovente, arrivano all’anima assai più… del primo bacio d’amore!

– Se il wagone in cui entrate vi lascia libero nella scelta del vostro posto, fate in modo di scansare la vicinanza dei ragazzi e dei parlatori di vantaggio. Tanto i primi che i secondi finirebbero per cavarvi di cervello.

– La vita è breve… ma la noia è lunga! Perciò se desiderate ammazzare in qualche modo le lunghissime ore del wagone, procacciatevi un libro… o fate mentalmente il riepilogo delle vostre passività.