Poggio e buca fan pari

Chi l’ha detto che la vita del pendolare è monotona? Ogni viaggio è una sorpresa, bella o (spesso ahimè) brutta. Quello di stamani ad esempio come posso definirlo? Non saprei, diciamo insolito. Ad attendermi alle 7.20 sul binario c’è una serie di carrozze nuove di zecca, come ieri, wow! Allora non è una coincidenza! Devono essere quelle di cui parlavano i quotidiani locali qualche giorno fa, acquistate dalla Regione per i treni pendolari. A dire il vero non speravo che toccassero proprio a me.  Ne scelgo una, salgo i gradini, entro, mi accoglie un’atmosfera insolita. Sento una musica nell’aria, a volume piuttosto alto, cerco la sorgente e mi accorgo con sorpresa che proviene dagli altoparlanti all’interno del vagone. Si tratta della Cavalcata delle Valchirie di Wagner, o, meglio, ascoltando con attenzione, di un pezzetto di quel brano di circa trenta secondi, riproposto ciclicamente. L’aria condizionata piuttosto gelida e il ritmo serrato del pezzo mi svegliano bruscamente dal torpore mattutino, come uno schiaffo. Mi siedo, per fortuna il treno è poco affollato, accendo il computer e inizio a lavorare. Alle note Wagner intanto si sostituisce la voce del capotreno, che con tono chiaro e gentile ci informa sulle fermate intermedie e sull’orario di arrivo.  Sono proprio contenta, non sono abituata a viaggiare in condizioni così confortevoli (l’aria condizionata è un po’ freddina, è vero, ma è sempre meglio di quando è rotta e il treno si trasforma in una fonderia). Lo so, non mi devo illudere, domattina probabilmente ci sarà il treno scassato degli altri giorni, ma per ora godiamoci il presente. Mentre mi abbandono a queste riflessioni ricche di soddisfazione, immagino un mondo di treni perfetti con temperatura perfetta e orari perfetti, una goccia di acqua dal soffitto cade proprio nel mezzo della tastiera del mio MacBook. Alzo lo sguardo e mi accorgo che, proprio sopra di me, lungo la canalina che percorre tutto il vagone, c’è una grossa fessura, da cui gocciola la condensa dell’aria condizionata. Ecco, appunto, mi sembrava che funzionasse tutto troppo bene! A parte questo piccolo neo, al quale ovvio semplicemente cambiando posto a sedere, il viaggio procede regolarmente: partenza e arrivo in orario, tutto calmo, a parte la consueta scenetta tra controllore e passeggero senza biglietto. Arrivo in ufficio più contenta del solito e la giornata lavorativa si rivela rilassata e proficua. Insomma, inizio a illudermi che forse il sistema funzioni. E rifletto anche su come sarebbe bello, quanto migliore sarebbe la nostra vita, se il sistema funzionasse!

Ma… che post sarebbe se non ci fosse un ma? E, infatti, come dice mia nonna, “poggio e buca fan pari”, per ristabilire il consueto tasso di disagio e malumore quotidiani, durante il viaggio di ritorno succede di tutto. Arrivo alla stazione e il binario del mio treno non è segnato sul tabellone. Il treno precedente, il locale che si ferma in tutte le stazioni, è previsto con trentacinque minuti di ritardo. I treni provenienti dalla direzione opposta viaggiano con ritardi di quindici e trentacinque minuti. Completano il quadro trentasette gradi di temperatura esterna e un’umidità assurda. Ho un brutto presentimento che presto si materializza: il locale viene soppresso e il mio cosiddetto regionale veloce oggi deve fare tutte le fermate… Tranne la mia ovviamente! Quindi, dovrò comunque cambiare treno a metà strada, ma con queste perturbazioni mi salteranno tutte le coincidenze.

Mentre scrivo, sono appena partita, il treno è pieno zeppo a causa della cancellazione di quello precedente, in un gruppetto più avanti, altri pendolari, si stanno raccontando a vicenda storie di ordinaria follia ferroviaria, storie di treni soppressi, spostati, compressi… Chissà a che ora arriverò?

Il conto avanti all’oste

Finalmente ce l’ho fatta, è stata una settimana infernale ma alla fine sono riuscita a consegnare il progetto che dovevo presentare entro oggi, incredibile ma vero, con ben sei ore di anticipo rispetto alla scadenza (per questo erano alcuni giorni che non scrivevo sul blog). Il mio responsabile mi ha fatto anche i complimenti per il bel lavoro svolto. Stasera mi merito proprio una bella cenetta con il mio lui e poi magari anche un bel film al cinema.

Ma, come dice mia nonna, “Mai fare i conti avanti all’oste!

Sono già sul treno che pregusto la bella serata di relax quando sento il terrificante “Dlin-Dlon” dall’altoparlante.

Lo sapevo” penso tra me e me, “non era possibile che oggi andasse proprio tutto tutto tutto bene”.

E infatti arriva, inesorabile, il terrificante annuncio: “Si avvisano i signori viaggiatori che il treno partirà con un ritardo previsto di venticinque minuti per un guasto al locomotore” infiocchettato con una punta di sadismo ironico dal classico: “Trenitalia si scusa per il disagio”. Non mi sembra il caso di riportare qui sopra le imprecazioni che penso e che mormoro a bassa voce.

Perché tanto lo so che venticinque minuti previsti significano in realtà almeno trentacinque effettivi in partenza e -se tutto va bene- quaranta o cinquanta minuti all’arrivo, dato che la linea che percorro è a binario unico e che in questo modo si scombinano tutti gli scambi con i treni che viaggiano nella direzione opposta. Prendo il telefono e avverto che i programmi per la serata possono considerarsi utopie.

Ma non sono la sola… nella carrozza inizia una frenetica attività telefonica: tutti hanno da ripianificare i rispettivi programmi extra-lavorativi ed extra-ferroviari.

Marta, senti cara, stasera non ce la faccio a venire a pilates, non mi aspettare…” dice la signora tutta elegante che si siede sempre nel primo posto vicino alla porta (perché lo fa? Me lo chiedo sempre: è il posto più scomodo, c’è sempre la gente che deve passare e gli spifferi da fuori).

Amore, scusa, puoi passare tu a prendere Luca da mamma e portarlo in piscina? … come a musica, che dici, oggi è martedì, deve andare in piscina…

Gianni? Senti stasera non ce la faccio a venire agli allenamenti… Ci vediamo venerdì per l’aperitivo allora?

Senti, puoi tirare fuori dal freezer la platessa? Così anche se arrivo tardi mangiamo quella, che è veloce da cucinare

E via dicendo. In pochi minuti apprendo lo stato familiare, le abitudini, gli hobby, le capacità culinarie dei rispettivi partner, gli sport praticati dai figli, ecc., di tutti i miei compagni di viaggio. Divertente no? Sarebbe stato più divertente però se non avessi dovuto rinunciare alla mia serata…