Trasgressioni pendolari… più o meno…

Salgo sul treno stremata dal caldo, con qualche minuto di anticipo. Il vagone è ancora quasi vuoto, la temperatura poco gradevole, l’aria condizionata funziona, ma è stata accesa da poco. Scelgo un posto al centro della carrozza, sul lato destro, per evitare il sole, dalla parte del finestrino, come piace a me. Prendo dalla borsa il libro, ma non ho la forza di mettermi a leggere, ancora.
Piano piano lo scompartimento si anima: iniziano ad arrivare viaggiatori occasionali smarriti, turisti disorientati, il gruppetto delle studentesse universitarie e i soliti pendolari che tornano a casa dopo una giornata di lavoro.
I due posti liberi accanto al mio vengono presto occupati da una coppia di signore che a dire la verità non ricordo di aver mai incrociato nei miei viaggi quotidiani, ma che sembrano essere a loro agio con gli spostamenti ferroviari.
Hanno un aspetto curato e sobriamente elegante, nonostante la calura. Acconciatura in ordine, trucco leggero, abbigliamento “bon ton”, scarpe con qualche centimetro di tacco. Quella accanto a me, che per comodità indicherò nel seguito del post come “la Rossa”, è di corporatura un po’ robusta, ma tonica ed energica, l’incarnato leggermente ambrato, capelli di un bel colore purpureo acceso, abiti e accessori scuri. L’altra, che chiamerò “l’Angelica”, seduta di fronte, è più minuta, veste colori chiari, camicetta azzurra su gonna dritta beige, capelli castani tagliati a caschetto. Nonostante una certa dicotomia cromatica, sembrano essere molto in confidenza. Colleghe? Amiche? Parenti? Non so. La Rossa sventola un opuscolo tentando di rinfrescarsi un pochino, l’Angelica sfoglia una rivista senza leggerla.
Cerco con le dita il punto del libro in cui sono arrivata, lo apro e inizio a leggere. Il caldo e la stanchezza mettono però a dura prova la mia concentrazione e basta la minima distrazione a farmi perdere il filo.
Al contrario di me, le mie vicine di viaggio sembrano sveglie e riposate e chiacchierano vivacemente. L’argomento è il resoconto dell’ultimo fine settimana. Ascolto passivamente, non tanto per la curiosità, più che altro per ragioni di prossimità. Apprendo così che la Rossa ha trascorso gli ultimi giorni non lavorativi a casa, dato che il marito era di turno, e si è piuttosto annoiata, l’Angelica invece è andata al mare.
“A cena siamo andati al Paiolo, ma non siamo stati per niente soddisfatti: è diventato un locale caro e i piatti sono tirati via”, racconta all’amica.
“A me invece hanno raccomandato La Perla, quando riusciamo ad andare qualche giorno al mare voglio proprio provarlo”, risponde La Rossa.
Stanno parlando della stessa località balneare che frequento anche io, per cui questo scambio di opinioni tra le due desta in me un certo interesse: qualche dritta sui ristoranti da provare e su quelli da evitare può sempre far comodo! La conversazione prende però presto una piega più personale e… lo so, a questo punto dovrei smettere di ascoltare, ma come faccio? Non ho con me le cuffie e… ok, lo ammetto, sono curiosa come una scimmia!
“E poi, sapessi cosa mi è successo al ristorante!”, aggiunge l’Angelica.
Con un esordio di questo genere, a questo punto, come posso non ascoltare?!
“Al tavolo accanto al nostro c’era un gruppo di giovani. Uno di loro, mi sono accorta, mi guardava…”
“Era un bel ragazzo, alto, un bel fisico, moro, abbronzato, con una barba folta e gli occhiali da intellettuale…”
“E continuava a fissarmi… Tutte le volte che mi giravo verso di lui mi sembrava che mi guardasse… E allora ho cominciato a fissarlo anche io!”
La faccenda si sta facendo interessante!
“E allora lui mi ha sorriso… Mi sembrava una faccia nuova, non ricordavo di averlo mai visto…”,
“E poi?!”, incalza la Rossa
“E allora… gli ho sorriso anche io, non volevo sembrare maleducata! E lui mi ha fatto un cenno con la mano per salutarmi… e io ho fatto lo stesso, anche se non avevo la minima idea di chi fosse!”.
Alla curiosità subentra la fantasia e nel mio immaginario l’incontro al ristorante è solo il preludio di una tormentata storia di passione, di quelle che si leggono sui libri d’estate, di quelle che ti incollano gli occhi alle pagine finché non arrivi alla parola “Fine”.  Lei vive una vita piatta e monotona, una routine che ormai le riserva ben poche sorprese. Ed ecco che all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, appare lui, l’eroe romantico, il bel tenebroso, che la trascina in un vortice di emozioni proibite, a cui lei inaspettatamente si abbandona, stravolgendo la sua vita, i suoi affetti, la famiglia… Una storia struggente, appassionata, trasgressiva…
“Quando siamo usciti mi si è avvicinato e…”
“E?!?!”, incalza la Rossa,
“E?!?!”, incalzo io, mentalmente…
“E sai chi era? Il figliolo della Fernanda!”
Il tono con cui lo esclama in un colpo solo  spazza via tutta la maliziosa aspettativa che si era creata.
“Sì, quello che ha la stessa età del mio, erano tanto amici, da bambini, ti ricordi?! Giocavano sempre insieme, sulla spiaggia, ah, quante ne combinavano…
“Figurati! Me ne ricordo bene! Facevano un gran baccano!”, conferma la Rossa.
“Era magrolino… Saranno quindici anni ormai, ma che dico, almeno venti… Vedessi che bel ragazzo è diventato! Gli ho detto di salutarmi tanto la Fernanda!”
“Ah, la Fernanda, me la ricordo, sì! Ma ne aveva due, di figlioli, vero? L’altro che fine ha fatto?”
“Mi ha detto che si è sposato con…”,
Che delusione… Altro che avance da uno sconosciuto, altro che storia piccante! Il baldo giovane aveva solo  riconosciuto nella signora Angelica la mamma di un vecchio amico di infanzia e aveva “attaccato bottone” unicamente per salutarla e chiederle come stava il figlio!
Il resto della conversazione tra le mie due compagne di viaggio di oggi vira inesorabilmente  verso argomenti molto meno avventurosi, incentrati prevalentemente sull’aggiornamento dello stato di famiglia della signora Fernanda e su altre conoscenti comuni  e perde per me ogni interesse. Pazienza, tanto ormai siamo arrivati…

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Quarto raduno blogger-pendolari, le storie

Scan 3 Come promesso (sono un po’ lenta, scusate) ecco i resoconti del IV Raduno Pendolare delle altre Blogger.

Esperienze da Autobus: Viaggio e scrivo… Il Pendolaresimo spiegato durante un Raduno pendolare.

Foxcola: Tutt’altro che sconosciuti: un raduno di pendolari blogger.

Call me Leuconoe: Una vita sui binari #24: sfogliatelle e funicolari (aka il quarto raduno pendolare).

Pendolante: Il racconto di un raduno. Parte prima, parte seconda, parte terza.

Vitadapendolare: 4° Raduno di Blogger Pendolari a Napoli: un raduno diverso.

E ancora:

Il brivido di Pendolante, a cui hanno cancellato il treno, proprio quel giorno: 4^ Raduno dei blogger ferroviari.

L’intervista di Pendolante a Caterpillar, su Radiodue: I Blogger Pendolari vanno in Radio.

I nostri libri su CartaResistente: Le letture dei blogger pendolari.

Il viaggio avventuroso di Ilaria – prima parte… e seconda parte

Le immagini di oggi le ho prese dalla copertina un quaderno che ho comprato in quell’occasione, perché io sono appassionata di quaderni, oltre che di libri, sapete? Ne ho sempre almeno due in borsa: uno per le cose serie di lavoro e uno per annotare i miei pensieri e quello che mi succede quotidianamente… praticamente è l’incubatore dei post di questo blog!  E quando  TiZ   ha trovato questo, così colorato e divertente, non ho potuto fare a meno di portarmelo a casa!

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Il caleidoscopio

La forma dei vagoni del solito treno regionale che prendo ogni giorno per andare e tornare dal lavoro mi fa talvolta venire in mente quella di un caleidoscopio: noi passeggeri siamo i pezzettini di vetro che, disponendoci in modo casuale, grazie a un gioco di specchi, diamo origine a perfetti disegni geometrici, ogni giorno diversi, ma, in fondo, sempre uguali.

L’altro giorno il caso ha voluto produrre un’immagine  più curiosa del solito. Era un disegno composto da un lui e da una lei, seduti uno di fronte all’altra, durante il viaggio di ritorno nel tardo pomeriggio.

Lui non era una nuova conoscenza, anzi, lo incrocio frequentemente sia la mattina, durante il viaggio di andata, che al ritorno, il pomeriggio. Differentemente a me e a molti miei compagni di viaggio, che la mattina all’alba siamo ancora un po’ addormentati e ci spostiamo lentamente, come zombie, strascicando i piedi e tenendo la schiena curva, lui ha sempre una postura fiera ed eretta. A me servirebbero almeno tre caffè per raggiungere un tale livello di prontezza e consapevolezza a quell’ora. Indossa abiti scuri molto eleganti, di colore grigio o blu. Sotto la giacca porta una camicia candida e perfettamente inamidata, che riesce a passare indenne la giornata lavorativa, comprensiva di due viaggi su un treno di pendolari. Al collo ha sempre la cravatta, ben stretta e perfettamente annodata. Il viaggio di andata lo passa leggendo attentamente un quotidiano, ha sempre con sé il “Corriere” e “il Sole 24 Ore”, il ritorno tipicamente consiste in un’unica, interminabile telefonata con toni secchi e concitati. Lui e il suo interlocutore discutono  di acquisti, vendite, quote, azioni.

Ero arrivata a pensare che non fosse nemmeno umano, che fosse un cyborg o magari un extraterrestre, estraneo alle esalazioni corporali e al decadimento fisico di noi comuni mortali. E invece un pomeriggio si presentò in modo diverso. Era inizio estate, ormai le ferie erano ben visibili all’orizzonte. Era già sul treno quando salii. Si era tolto la giacca e il viso era segnato da pesanti occhiaie. La cravatta era allentata e l’ultimo bottone della camicia slacciato. Le maniche erano arrotolate fino al gomito e sotto le ascelle notai due macchie più scure e opache. Eppure l’aria condizionata nella carrozza funzionava correttamente e la temperatura era gradevolmente fresca. Lungo una tempia, vidi pure scorrere una goccia di sudore. Allora, forse, era un essere umano anche lui, menomale! Come al solito, passò il viaggio al telefono, sempre a parlare di lavoro, snocciolando termini tecnici a raffica. Ma il tono e il volume della conversazione erano alti, e talvolta la voce si rompeva, diventando nervosamente acuta. Le frasi erano inframezzate da secche imprecazioni che non pensavo appartenessero al suo lessico. Non so cosa avesse provocato una simile trasformazione in lui, so solo che, qualunque cosa fosse stata, non doveva poi essere così grave visto che, un paio di giorni dopo, lo ritrovai, la mattina, impeccabile e imperturbabile come al solito, con i suoi quotidiani sotto il braccio.

Anche lei non è un viso nuovo per me, è più giovane, studia all’università e viaggia spesso con delle amiche. Dai frammenti dei loro dialoghi ho capito che frequentano uno di quei nuovi corsi di laurea in moda o design, che non c’erano ai  miei tempi. Ama la musica, penso, visto che, quando non è con le sue amiche, indossa sempre un paio di auricolari bianchi collegati a un cavetto che esce dalla sua borsa, una di quelle grosse borse di stoffa senza una forma né un colore preciso. Veste in modo decisamente casual, ampi pantaloni o gonne lunghe, maglie dal taglio particolare e asimmetrico, sempre super colorata, con decise fantasie in stile etnico. In questo periodo nasconde la moltitudine di ricci neri sotto un cappello dalla  forma che ricorda quello dei Puffi, lavorato a maglia, di colore azzurrino. Ha un pearcing sul sopracciglio destro. Solitamente dedica l’ultima parte del viaggio a fabbricarsi con il tabacco e le cartine due sigarette, una delle quali viene accesa immediatamente dopo aver varcato la porta del treno. Nonostante l’abbigliamento apparentemente trasandato,  il suo viso è carino, valorizzato da un leggero trucco, solare e sorridente. Le unghie, corte ma curate, sono sempre perfettamente laccate, ovviamente con colori sgargianti.

Girando a caso questo grosso caleidoscopio, dunque, i due personaggi un giorno si ritrovano seduti di fronte uno all’altra. Insomma, la situazione ideale per innescare una bella storiella romantica: un equivoco, uno sguardo, una scusa, al posto del controllore passa Cupido, che trafigge entrambi con i suoi dardi ed ecco che i due si ritrovano innamorati. Poi, come ogni storia che si rispetti, ci vuole un imprevisto, un ostacolo, che ne so, per esempio, lui viene promosso super direttore galattico nella sede di Dubai della banca per cui lavora, ma lei non può seguirlo perché non vuole abbandonare i suoi dodici cani… Oppure, lei in realtà è l’ultima discendente di una delle famiglie nobili più antiche della Toscana, la figlia ribelle di un uomo molto importante, che ostacola con ogni mezzo la relazione… Ma poi, come ogni storia romantica che si rispetti, tutto si sistema e si procede spediti verso il meritato happy-end, magari anche con una bella colonna sonora strappa-lacrime.

Sono seduta sul treno, a pochi sedili di distanza tra i due, e ogni tanto lancio uno sguardo in quella direzione per cogliere qualche segno di interazione, insomma, il sassolino lanciato dalla cima della montagna che scatena la valanga, la farfalla che sbatte le ali in Brasile che provoca un tornado in Texas…

Aspetto, aspetto e difatti alla fine, proprio all’ultimo minuto, quando avevo perso ormai ogni speranza… niente, non succede proprio niente. Durante tutto il viaggio, lui continua la solita discussione telefonica di lavoro, mentre lei è molto concentrata a disegnare qualcosa sul suo blocco con una biro nera. Come se fossero racchiusi in due bolle di sapone distinte, pur essendo a meno di un metro di distanza uno dall’altra, semplicemente, si ignorano. Scendo dal treno un po’ delusa, come quando esci dal cinema dopo aver visto  un film che non ti è piaciuto.

E  il giorno dopo, di nuovo, il caleidoscopio gira: lei è di nuovo accompagnata dalle amiche, stanno preparandosi per i prossimi esami universitari, mentre accanto a lui si siedono due turisti tedeschi.

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Le gocce di rugiada  su una ragnatela, una mattina di autunno…