Pendolari odiosi

Il caldo inizia a fare brutti scherzi. Questo per me è il periodo peggiore, perché il mio fisico non si è ancora ambientato al caldo  e agli shock termici cui lo sottopongo passando più volte dal gelo degli ambienti condizionati alla temperatura sahariana che c’è fuori.  Il risultato è un’anomala stanchezza e irritabilità. Ma non sono la sola, evidentemente. Mi pare che con il caldo la gente dia il peggio di sé, ma forse è solo una mia impressione.

Ieri pomeriggio, dopo una giornata di lavoro e, appunto, di caldo, salgo su una carrozza nuova di zecca, con una piacevole temperatura fresca. Il treno purtroppo, però, è abbastanza affollato (non si può mica avere tutto!).

Poco più avanti rispetto al mio posto, un giovanotto con un enorme paio di scarpe da ginnastica sta comodamente sdraiato occupando due posti, poggiando i suoi delicati piedini sul sedile di fronte al suo. Immagino, dopo una giornata al caldo come quella di ieri, il profumo in quella zona del vagone. Al suo fianco si siede una signora, una faccia nota ai miei occhi, una pendolare come me. Infastidita dall’atteggiamento del ragazzo, lo invita gentilmente a sedersi per bene, visto che il treno lo dobbiamo utilizzare tutti, anche molto spesso. Il giovane, con strafottenza e arroganza che non immaginavo possibile, risponde bruscamente: “Io i piedi li metto dove mi pare, hai qualcosa in contrario?” Non solo si rifiuta di assumere un atteggiamento civile, ma risponde con sorprendente maleducazione, rivolgendosi alla signora dandogli del “tu”. I toni si alzano, lei reclama il suo (nostro) diritto a un viaggio decente e i suoi (nostri) doveri di cittadini di un Paese civile. A questi argomenti il suddetto gentlemen risponde con un secco: “Ma sta’ zitta, va’!”

A questo punto noi altri pendolari (per fortuna ci sono anche un paio di uomini abbastanza ben piazzati) prendiamo le difese della signora, intimando questo buzzurro di darsi una calmata, ma… niente da fare, continua ostinatamente a tenere i piedi sul seggiolino.  Alla fine interviene il capotreno, grazie alla minaccia di chiamare la polizia, riesce a far scendere l’energumeno dal vagone. Il nostro eroe, allontanandosi lungo il binario, ci saluta mostrandoci il suo dito medio e dicendo: “Che c####o me ne frega a me, piglio quello dopo, di treno, e vaff…”

Finalmente, si parte.