Riflessioni sulle riflessioni

…vale a dire, riflessioni al quadrato!

Sono seduti di fronte a me, lei è bella e sofisticata, lui è stanco e arruffato. Non hanno e non fanno niente di particolare, semplicemente, aspettano che il treno arrivi alla loro destinazione. Anche io inganno l’attesa alternando la lettura di un libro con l’osservazione del mondo fuori dal finestrino, ma ormai è buio e, tranne il profilo scuro e qualche luce qua e là, non si vede niente. Non mi piace viaggiare di buio e non rendermi conto di dove sono. Quando non c’è luce fuori l’immagine dal finestrino è disturbata dal riflesso dell’interno della carrozza sul vetro, che riduce ulteriormente la possibilità di distinguere i dettagli del paesaggio. In questa situazione è il riflesso stesso a diventare il protagonista e lo sfondo solo un tenue disturbo. Mi ritrovo allora ad osservare le immagini dei miei compagni di viaggio proiettati sul finestrino, speculari rispetto all’originale, ma, in fondo, non troppo dissimili. Mi accorgo allora che il riflesso dell’uomo seduto dall’altra parte del corridoio sta fissando intensamente quello della donna davanti a me. Non è uno sguardo morboso, da maniaco, direi piuttosto che è tra il curioso e l’ammirato. Istintivamente mi volto, per osservare nella realtà questa scena, ma, in un attimo, lui si gira dall’altra parte. Riprendo a leggere, ma sono stanca e, dopo poche righe, torno a guardare apatica il finestrino. Adesso è l’immagine riflessa di lei che sta fissando lui, con la stessa attenzione e la stessa curiosità. Ancora, mi volto per osservare la scena reale, ma, in un attimo, lei abbassa lo sguardo. Di nuovo, mi abbandono nell’immagine riflessa e di nuovo vedo l’immagine di lui che fissa quella di lei.

Lo so, ci sono un sacco di spiegazioni logiche, sono solo tre coincidenze, magari i due si sono conosciutiin qualche occasione, nessuno dei due si ricorda quale e si vergognano ad attaccare discorso, o, forse, è solo un genuino, reciproco interesse, non lo so. Ma ci possono essere spiegazioni più originali: magari nel mondo reale tridimensionale questi due sono due perfetti estranei, mentre le loro immagini bidimensionali proiettate sul finestrino per qualche motivo si conoscono, ma non possono interagire, perché essendo solo proiezioni devono seguire fedelmente ogni gesto e ogni movimento dei loro proprietari, si devono limitare a qualche sguardo sfuggente.

E ancora, non potrebbe essere che il mondo tridimensionale in cui pensiamo di vivere è solo una proiezione in qualche finestrino di una realtà a quattro o più dimensioni? Ed essendo un riflesso è limitato e parziale, ed è per questo che i due non si conoscono. Mentre nel riflesso del finestrino, riflesso di un riflesso quindi, riappaiono parti dell’immagine che non potevamo vedere nella proiezione tridimensionale. Un po’ come quando il parrucchiere mette due specchi paralleli per farci vedere come è venuta l’acconciatura dietro. Nella testa questi ragionamenti contorti iniziano a mescolarsi in una specie di vortice senza inizio né fine, come in un quadro di Escher. Il treno rallenta entrando nella mia stazione, la vocina metallica mi risveglia ricordandomi di prestare attenzione alle porte rotte e tutti questi pensieri filosofici vengono momentaneamente accantonati per far posto a un dilemma ben più importante: che preparo stasera per cena?

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Bambini filosofi

Scesa dal treno, mi avvio verso l’ufficio. Davanti a me un babbo sta camminando accanto a suo figlio, un bel bimbo, di sei-sette anni mi pare, con uno zaino sulle spalle, evidentemente troppo grande per lui, visto che cammina tutto piegato in avanti. Mentre attraversiamo una strada secondaria, un motorino arriva veloce contromano e frena bruscamente a pochi centimetri dai due. Il babbo si blocca, lancia un’imprecazione non troppo elegante e afferra per lo zaino il bambino. Scampato il pericolo, il motorino riaccelera e sfreccia velocemente, immettendosi sulla strada principale.

Babbo: “Ecco, vedi? Questa è una dimostrazione dell’intelligenza umana.”

Bambino: “Perché dell’intelligenza umana? C’è anche un’intelligenza disumana?”

Babbo: ”Uno che arriva a questa velocità a un incrocio, contromano, tanto umano non è.”

Bambino: “Allora quello che guidava il motorino non è un umano!”

Babbo (preoccupato della piega che sta prendendo la conversazione, cambia discorso): “Anche i vigili però, quando servono non si fanno mai vedere, ci sono solo quando sono inutili”

Bambino: “Ma i vigili sono umani?”

Babbo: “Mica tanto…” (probabilmente, immagino, starà pensando a qualche multa per divieto di sosta presa a tradimento).

Bambino: “Come, non sono umani? ”

Babbo: “No, no, per niente umani!”

Bambino: “Ma allora, se non sono umani, cosa sono i vigili, marziani?”

Babbo: “Eh sì, i vigili devono proprio essere dei marziani…”

Bambino: “Però non sembrano marziani, a me sembrano umani. Forse sono marziani che si sono trasformati in umani?”

Babbo (evidentemente in difficoltà): “Oh, che la smetti di dire bischerate stamani?”

A questo punto io devo svoltare, mentre loro proseguono avanti, così mi perdo l’epilogo di questa surreale conversazione, peccato!