Immagini pendolari #2 dal finestrino

Rieccomi con un nuovo post di immagini pendolari, dopo il successo riscosso dalla prima serie. Questa volta ho cercato di fare un lavoro un pochino più strutturato e ho tentato di seguire un tema. Le foto sono state realizzate con la fotocamera del mio i-phone 3gs, durante i miei quotidiani spostamenti in treno per andare al lavoro. Alcune le ho elaborare con Instagram e i suoi graziosi filtri vintage, le altre sono state semplicemente ritagliate e aggiustate (qualche ritocco a contrasto, esposizione ecc.) con i-photo.

Ok, dopo questa breve premessa direi che… si può partire! Signori, in carrozza!

La domanda di oggi è:  quanti mondi si possono vedere, soltanto affacciandosi dal finestrino del treno?

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Si parte: una faccia sorridente scarabocchiata da qualche ragazzo sul vetro del finestrino mette di buonumore anche in una giornata piovosa

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Un’ombra misteriosa (ma non troppo) mi osserva dalla banchina mentre il treno si allontana

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Le gocce di pioggia sul vetro

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Certe espressioni dipinte dai graffitari lungo la ferrovia interpretano benissimo il sentimento che provo quando il treno è in ritardo o l’aria condizionata è rotta

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Talvolta se il treno rallenta riesco a catturare qualche paesaggio antico

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Le stazioni semivuote mi affascinano e mi mettono malinconia

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Colori insoliti a volte dipingono il cielo al tramonto

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I colori dell’alba e del tramonto sarebbero  più belli ancora… se il finestrino fosse pulito

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Un mio vizio: giochi di tramonti e di riflessi

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Lo stesso tramonto e e gli stessi riflessi, da un altro punto di vista però

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Storiella naïf

Siamo ancora in aperta campagna e il treno rallenta, probabilmente a causa del solito passaggio a livello. Il binario corre lungo un argine abbandonato, infestato da rovi, edera e canne disordinate. Non siamo in uno di quei punti in cui merita distogliere l’attenzione da ciò che si sta facendo per guardare fuori dal finestrino, non c’è niente di bello qui e neppure di interessante. Non ci sono le colline dalle curve dolci, dipinte con i bellissimi colori dell’autunno, non c’è quella luce quasi onirica che si crea quando il sole  tenta di penetrare lo strato di nebbia mattutino, non ci sono le nuvole rosa del tramonto. C’è solo una brutta siepe incolta. Nonostante ciò, alzo per un attimo lo sguardo dalle pagine del libro e noto una presenza inusuale lì fuori, che mi sta fissando e oscillando cerca di catturare la mia attenzione. E’ un palloncino giallo, ha la forma del canarino Titti, è un po’ sgonfio e si trova lì perché il suo filo è rimasto intrappolato tra i fitti rami e le spine di un arbusto selvatico. Il vento leggero lo fa ondeggiare, ma i rami lo trattengono saldamente e non lo fanno fuggire.

Non è questa la prima volta che ci incontriamo, il palloncino ed io. Me lo ricordo, ieri mattina, insieme ai suoi amici palloncini, che svolazzava in mezzo alla piazza del paese. C’era la fiera, con le bancarelle variopinte, il profumo delle caldarroste, i colori dei dolciumi, le grida dei venditori per attirare l’attenzione delle signore, le corse dei bambini, i gruppi di vecchietti nelle panchine al sole. Il mio palloncino era davanti a tutti gli altri che cercava di farsi notare. E c’era  riuscito: proprio mentre passavo di lì una bambina bionda con le trecce si era fermata davanti al venditore di palloncini, aveva iniziato a piangere e si rifiutava di muoversi. La mamma non ci faceva troppo caso, poiché aveva incontrato una sua amica e stavano parlando animatamente, mentre il babbo, infastidito, alla fine aveva ceduto. Così il palloncino giallo era finalmente riuscito ad andarsene dal gruppo degli altri palloncini. Mentre la bambina e i suoi genitori si allontanavano, si era anche girato verso i suoi vecchi compagni per salutarli. Non so cosa sia successo dopo. Forse, mentre erano sulla via di casa, il filo del palloncino si è rotto. Forse la bambina ha pianto, forse il babbo è dovuto tornare indietro a ricomprarne un altro. E così il mio palloncino giallo, finalmente libero, ha svolazzato ancora un po’ sopra le case, sugli alberi dei giardini, ed è arrivato fino alla ferrovia. Alla fine, stanco di volare, ha perso quota e il pezzo di filo che gli era rimasto attaccato si è impigliato al rovo vicino ai binari. Ed è da lì che stamani mi ha salutato.

Il treno finalmente riparte lasciando dietro di sé la brutta siepe e il palloncino.

La sera, al ritorno, con lo sguardo cerco nuovamente il palloncino giallo sull’argine abbandonato, ma non c’è più. Chissà, forse, una volta riposato, è riuscito finalmente a liberarsi dal ramo che lo aveva catturato e ha deciso di riprendere a girovagare per il mondo.

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