Di oroscopi, di (foto)romanze e di orbite ellittiche

Sottotitolo: Riflessioni sconclusionate di una pendolare al bar della stazione, davanti al suo cappuccino.

Più che al bar della stazione, questa mattina, mi sembra di essere in una puntata di “The Walking Dead”.  Il locale pullula di non-morti, o meglio, di non-svegli, con le facce di un poco rassicurante color grigiastro, che strascicano i piedi mentre si avvicinano prima alla cassa e poi al bancone. Per fortuna, invece dei loro simili televisivi, sempre a caccia di carne umana di cui cibarsi, questi anelano solo un po’ di caffeina, una sostanza miracolosa in grado di riportarli nel mondo dei viventi. Sono anch’io una di loro, ovviamente.

Le uniche ad avere un po’ di vitalità sono le bariste, intente come sempre a destreggiarsi tra un caffè lungo in tazza grande, uno  basso in vetro, un latte macchiato tiepido e un ginseng.

In questa mattinata assonnata, le conversazioni sono scarse e a volume molto basso. Non si distinguono nemmeno le singole voci, si sente solo un leggero e ovattato brusìo, i viaggiatori di passaggio nel bar, ancora in modalità “risparmio energetico”, limitano al minimo le emissioni acustiche.

Su questo soffice sottofondo si staglia, leggermente in rilievo, la voce della radio. Il volume è piacevolmente contenuto, tiene compagnia senza imporsi, con discrezione.

A quest’ora di solito passano sempre dei grandi classici della musica italiana, quei pezzi che tutti, proprio tutti, anche quelli con gusti sofisticati e sopraffini, non possono fare a meno di conoscere e inevitabilmente cantare, magari anche a  squarciagola: in macchina, al karaoke della festa aziendale di fine anno, quando si è ormai mezzi ubriachi, oppure sotto la doccia. Ma non a quest’ora.

Stamani, per esempio, è la volta della nostra amata Gianna da Siena.

“Ti telefono o no, ti telefono o no, io non cedo per prima…”

La massima espressione di coinvolgimento ce l’ha un insospettabile signore in giacca e cravatta, che aspetta il suo caffè,  battendo a ritmo l’indice sul bancone.

Quando parte il ritornello, lo vedo lanciarsi in un penoso playback: la sua voce è appena uno stridulo sussurro in falsetto.

“Quest’amore è una camera a gas…”

Ma si ferma subito, perché si incarta con le parole. Lo capisco, anch’io faccio sempre confusione e non mi ricordo mai se viene prima la “finta sul ring” o il “palazzo che brucia in città”.

Sulle ultime note della canzone si intromette una suadente voce femminile.

“Ariete: buongiorno, amici dell’Ariete…”

Seduta al tavolino del bar, osservo quasi ipnotizzata le volute bianche e marroncine che si sono create sulla superficie del mio cappuccino mescolando lo zucchero. Non ci credo negli oroscopi, ma quello della radio trasmesso la mattina mentre sono al bar e aspetto il treno, un po’ mi piace. Perché, pur non credendoci, non fa mica male sentirsi dire da quella voce sicura che oggi sarà una giornata splendida. Se ci fate caso, negli oroscopi alla radio dicono sempre cose belle, della serie “oggi farai un incontro che cambierà la tua vita”, oppure “amici del Sagittario, siete davvero in splendida forma oggi!”, oppure “nessuno potrà resistere al fascino che vi regala Venere, amici dell’Acquario”. Il messaggio più crudele che ho sentito finora è stato: “Attenzione, amici del … (non me lo ricordo), Mercurio in quadratura porta instabilità, copritevi quando uscite, altrimenti rischiate di prendere un raffreddore”. Ah, quindi sarebbe colpa di Mercurio che ce l’ha con un segno zodiacale sfigato se uno prende il raffreddore? Non del fatto che siamo in pieno inverno? Mah…

Vergine…

Ci siamo quasi, tra poco tocca a me. Vediamo cosa mi dice oggi…

Complimenti cari amici della Bilancia! Marte in transito nel vostro segno vi regalerà forza e bellezza. Vi sentirete davvero invincibili, oggi!

E bravo Marte, mi ci voleva proprio uno come te, stamani. Già che sei in transito nel mio segno, ti andrebbe di andare a quella riunione soporifera al posto mio, oggi pomeriggio? E visto che ti senti invincibile, puoi  convincere quelli della commissione a finanziare il mio progetto? Tanto, cosa hai da fare, tu, oggi? Hai solo da piroettare su te stesso e contemporaneamente percorrere un’orbita ellittica della quale il centro del Sole è uno dei fuochi, che ti ci vuole? Ok, devi stare attento che il quadrato del tempo che impieghi a percorrere la tua orbita sia proporzionale al cubo della tua distanza media dal Sole,  ma lo fai da ormai un sacco di anni, non ti dovrebbe costare tanta fatica. Pensaci bene, caro Marte, sei un pianeta fortunato, tu. Non hai mica sei miliardi di rompiscatole che ti pesticciano, ti sforacchiano, ti insozzano, ti affumicano, ti prosciugano, Te ne stai lì solo soletto, in mezzo al sistema solare… ma non ti annoi neanche un po’?

“Scorpione…”  

La parte che mi interessava dell’oroscopo è finita ed è finito anche il cappuccino. È l’ora di avviarsi verso il binario per prendere il treno. Ah dimenticavo, già che sei in transito da queste parti, caro Marte portatore di forza e bellezza, vedi di farlo arrivare in orario, almeno oggi.

A proposito di oroscopi, aruspici, di quelli che leggono il futuro nei fondi del caffè, ecco quello che mi è apparso un po’ di tempo fa, mescolando il cappuccino (non ho ritoccato la foto, giuro, a parte un filtro di Instagram)… sarà un segno? Che vorrà dire? Mah…

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Bohémien del terzo millennio

Il mio pendolarismo include una passeggiata, solitamente abbastanza piacevole, attraverso le vie del centro, per andare dalla stazione all’ufficio e viceversa. La città dove lavoro non è molto grande, i miei orari sono più o meno costanti, di conseguenza le facce che incrocio sono sempre le stesse e dopo un po’ ho imparato a riconoscerle. Ce n’è una che incontro con particolare frequenza. Appartiene a un uomo abbastanza anziano, anche se non saprei quantificarne l’età. E’ magro e non molto alto, la sua postura è piuttosto incurvata, il viso è scarno e rugoso, ha pochi capelli scuri, gli occhi sono rotondi e sporgenti. In questo periodo indossa un giubbotto di almeno due taglie più grande del necessario, in un’anonima tonalità beige. Solitamente non presta particolare attenzione alle cose e alle persone che lo circondano, semplicemente, come me, va dove deve andare.

Qualche giorno fa, un pomeriggio, riesco a uscire dal lavoro mezzora prima, per dare un’occhiata ai saldi. Il mio passo è più rilassato e il mio sguardo più distratto del solito. Sarà per questo che l’uomo con il giubbotto beige, per la prima volta, mi ferma con uno “Scusi signora…”

Non avendo particolare fretta mi soffermo un attimo per sentire cosa ha da chiedermi. Mi racconta che è un pittore ma che è molto sfortunato, è malato, soffre della sindrome bipolare ed entra ed esce di continuo dalle case di cura. Sua madre è molto anziana e sta in una casa  di riposo. Mi dice che non ha nemmeno i soldi per comprarsi da mangiare e mi chiede qualche spicciolo almeno per prendere un cappuccino caldo al bar.

La storia di questo signore un po’ sfortunato e un po’ bohémien mi commuove e, anzi, per certi aspetti mi affascina. Immagino una vita avventurosa e sregolata, alla Van Gogh. Immagino che viva in un piccolo appartamento ricavato nella mansarda di uno dei vecchi palazzi del centro, cui si arriva da una stretta e ripida scala buia. Immagino il disordine: quadri non finiti, scarabocchi, bottiglie vuote. Immagino un abbaino che si affaccia sui tetti della città…

In tasca ho alcune monete e decido di dargliele.

Proseguendo la mia passeggiata verso la stazione continuano a ronzarmi per la testa le atmosfere magiche e un po’ rétro di “Midnight in Paris”, ma arrivata alla stazione il tabellone dell’orario mi riporta alla meno romantica realtà, informandomi che il mio treno ha venti minuti di ritardo.

Decido di ingannare l’attesa prendendo un caffè nel bar della stazione: faccio lo scontrino e vado al bancone. Mentre aspetto il mio turno, vedo con la coda dell’occhio il signore con il giubbotto beige davanti a una di quelle maledette macchinette mangia-soldi. Sta giocandosi una manciata di monete, tra cui, probabilmente, quelle che gli avevo dato io.

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