Accostamenti bislacchi

Stamani mi sono seduta involontariamente dietro uno dei soliti gruppetti di pendolari che ogni giorno mettono in scena un vero e proprio talk show, con tanto di ospiti, “esperti”, vallette e pubblico. Non so se avete presente: durante gli europei di calcio erano tutti giornalisti sportivi mancati, nei giorni scorsi ho partecipato a dottissime dissertazioni sui bosoni di Higgs, tempo fa, nei giorni della Costa Concordia, erano tutti provetti piloti di transatlantici, per non parlare della politica e dell’economia.

Ad essere sincera, partecipare a questi involontari “talk show” viaggianti (come pubblico, per mia inerzia e pigrizia  non intervengo mai, al massimo applaudo) non mi dispiace, anzi, talvolta mi diverte anche. Devo dire anche che il livello di competenza ed educazione spesso supera di gran lunga quello offerto da molti programmi televisivi. E poi qualche volta in questi discorsi variegati, solitamente vivaci e ad alto volume, si generano delle “perle” bellissime da ri-raccontare.

Per esempio, stamani, la discussione verteva su argomenti eno-gastronomici: c’erano alcuni che decantavano le glorie della tradizione nostrana, in particolare della “ciccia“, da loro stessi definita “la quintessenza della cucina toscana”. Seguivano opinioni e giudizi critici nei confronti dei vegetariani, che “non sanno cosa si perdono” a rinunciare alla tradizionale grigliata del pranzo della domenica.

Non ricordo com’è evoluto il discorso, ma a un certo punto una signora, non toscana e non esperta evidentemente di “ciccia”, ha chiesto che cos’era la rosticciana. Uno degli esperti eno-gastronomici ha prontamente risposto: “La rosticciana è quella carne di maiale da cuocere alla griglia, che sembra un flauto di Pan”.

Un flauto di Pan?!

Effettivamente la forma della rosticciana, con tutte le costicine del maiale, richiama vagamente quella dello strumento musicale, ma a me quell’accostamento non era proprio mai venuto in mente.

A sentire queste parole, ho immaginato di essere in una pianura fiorita, con le farfalle, gli uccellini canterini che si inseguono tra le fronde di un albero, sullo sfondo, un piccolo lago in cui si tuffa una cascatella. Sul bordo del laghetto su una roccia, è seduto un fauno: sta suonando una melodia armoniosa con un flauto di Pan, appunto. Mi piace quella melodia, la ascolto con gioia. Dal punto in cui mi trovo, in questo quadro immaginario, vedo il fauno di spalle e non sento bene la musica, allora mi avvicino. Sentendo i miei passi nell’erba, lui si volta e… Mi accorgo che, invece del flauto, sta suonando un pezzo di rosticciana appena tolto dal fuoco, da cui gocciola ancora il grasso fuso… Fine della scenetta bucolica!

Un Fauno mentre suona il flauto di Pan (dipinto di Pál Szinyei Merse, XIX secolo)

Viaggiando s’impara

La stazione dista dal mio ufficio circa 2 km, che solitamente faccio a piedi. Come pendolare, visti i miei orari assurdi, infatti per me è molto difficile poter frequentare la palestra e questo è un pallido tentativo non tanto di mantenermi in forma, ma piuttosto di evitare, o per lo meno limitare, il tracollo adiposo/circolatorio.

Talvolta però eventi meteorologici avversi e/o un eccesso di pigrizia mi costringono a prendere l’autobus. Questa mattina è andata proprio così. Non mi piace troppo questo mezzo di trasporto, a causa dell’eccessivo affollamento e del fatto che è impossibile fare qualsiasi attività diversa dal sorreggersi e attendere pazientemente l’arrivo. Stamani però anche questo breve intermezzo si è rivelato interessante e -voglio sbilanciarmi- perfino utile.

Alla fermata dopo la mia  sono salite due signore, due amiche, che andavano verso il centro. Una delle due a un certo punto ha iniziato a tossire, con una tosse secca, di quelle fastidiosissime che pungono la gola.

“Stavolta l’ho presa proprio bella”, diceva tra un rantolo e un altro, “ho già preso due bottiglie di sciroppo e non mi è ancora passata!”

La sua amica allora: “Anche io ce l’ho avuta il mese scorso, ma ho trovato un rimedio eccezionale!”

A queste parole ho iniziato a prestare maggiore attenzione.

In pratica, il rimedio eccezionale, consiste semplicemente nel

“Far bollire per venti minuti una carota, della salvia e del rosmarino e bere l’infuso che si ottiene la sera, prima di andare a dormire”.

La discussione a quel punto si è estesa a un altro gruppetto di persone: alcune conoscevano questa ricetta, altri dicevano che l’avrebbero provata subito, altri ancora ne dimostravano l’efficacia “logica” (la carota ha le vitamine, il rosmarino rilassa, la salvia sfiamma, effettivamente non fa una piega). In pratica dopo pochi minuti in metà dell’autobus persone tra loro sconosciute si stavano scambiando ricette per elisir miracolosi per tutti i tipi di malattie.

Io non conoscevo questo semplice rimedio per un disturbo così fastidioso, devo dire che mi ha incuriosito e lo terrò in considerazione quando mi verrà la tosse!