Interludio indignato del venerdì

Spesso su questo blog mi capita di lamentarmi dei vari disservizi del sistema ferroviario: ritardi, cancellazioni,  cambi di binario all’ultimo minuto, aria condizionata che non funziona o funziona troppo ecc. Però bisogna dire che la qualità del viaggio dipende anche dal comportamento di noi utenti.

Per esempio, ecco come si presentavano i posti accanto al mio stamani.

Per non parlare delle condizioni in cui si trovano quasi sempre le toilette e lo squallore delle stazioni e dei sottopassaggi. Non penso sia tutta colpa dei “tagli dei servizi”, che pure ci sono e sono significativi. Però lo sappiamo tutti: in una famiglia, quando si hanno difficoltà economiche si cerca di aver cura delle cose che si possiedono già, perché se non ci sono soldi potrebbe essere un problema ricomprarle o ripararle. Non dovrebbe essere così anche per le cose pubbliche? Insomma, mi sembra che la vecchia abitudine di “lasciare le cose come le vorremmo ritrovare”, ora più che mai importante, sia paradossalmente un po’ passata di moda. Per far sì che le le condizioni di noi viaggiatori  migliorino non basta lamentarsi e  pretendere treni nuovi. Bisognerebbe che anche i nostri atteggiamenti quotidiani fossero un po’ più responsabili e civili.

Interludio poetico del venerdì

Il treno, con i suoi agi di tempo ed i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l’attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori dal finestrino…un paese è anche tutta una sua diversità e uno deve pur avere il tempo di prepararsi all’incontro, deve pur fare fatica per godere della conquista.

Tiziano Terzani – Un indovino mi disse

Tramonto infuocato nella campagna toscana catturato con il mio telefonino dal finestrino del treno durante il viaggio di ritorno di oggi pomeriggio

Interludio acido del venerdì

Mentre il treno procede tranquillamente verso la meta (la sua e la mia),  in questo tranquillo venerdì mattina con tante cose da fare e poca voglia di farle, lo sguardo mi cade sulla rivista che sta leggendo una signora un po’ più avanti.

Non so cosa farò da grande, sicuramente non la principessa” dichiara a lettere cubitali Kate Middleton in Windsor. Ho un’idea: vorrei proporle un bel lavoretto a cento chilometri di distanza da casa, a milleduecento euro al mese con orari assurdi e un mutuo da pagare.

Alcune pagine dopo un attore che non riconosco (sono un po’ miope) esordisce nell’articolo con: “Ho imparato a riconoscere le gatte morte“. Ma va? Che bravo!

Ecco, adesso che so queste cose la mia giornata sarà decisamente migliore. Andiamo a lavorare va’, che è meglio.