Il viaggiatore inquieto

Sale sul treno quando mancano ancora cinque minuti alla partenza. È affannato, deve aver fatto una bella corsa per arrivare in tempo. E inquieto, un viaggiatore inquieto. Porta con sé solo una borsa di pelle da ufficio. Cerca tra i viaggiatori già seduti uno dall’aspetto esperto e lo interroga sulla destinazione del treno, per avere conferma di quanto scritto sul tabellone lungo il binario, che si trova proprio davanti a questa carrozza e che ha controllato almeno due volte prima di salire. Si sposta verso il centro dello scompartimento, poi ci ripensa e torna indietro, verso l’entrata. Sceglie un posto, si siede. Si guarda intorno, ci ripensa e si sposta dalla parte opposta del corridoio, sul lato lungo il binario, in modo da poter tenere sott’occhio il tabellone. Posa la borsa sul sedile accanto al suo, libero. Anche i due posti di fronte sono liberi. Arriva l’orario della partenza, il treno inizia a muoversi, in direzione opposta a quella del sedile su cui si trova il viaggiatore inquieto. Si alza, leggermente contrariato, e va a sedersi nel posto di fronte. Come se le sue natiche, nell’atto di sedersi, anziché posarsi sul tessuto del sedile, si fossero imbattute in un cespuglio spinoso, il viaggiatore inquieto, non ancora terminato lo spostamento, si rialza immediatamente, per prendere la borsa e il giubbotto, rimasti nel posto davanti a lui, e spostarli accanto a sé. Finalmente, si siede, posa un braccio sui suoi averi, accanto a lui, e inizia a guardare fuori dal finestrino. Non c’è molto da vedere, a dire il vero: è buio, siamo in campagna, si riconoscono appena i profili delle colline, con qualche luce qua e là, e il tutto è mascherato dal riflesso pallido della carrozza semivuota sul vetro. Il treno rallenta, sta per arrivare alla prossima fermata del suo quotidiano tragitto. Il viaggiatore inquieto scatta in piedi, chiede a uno degli altri passeggeri dove ci troviamo. Ottenuta la risposta, chiede conferma del fatto che ancora non siamo arrivati nella stazione dove lui deve scendere. No, non ci siamo ancora, mancano ancora quattro fermate, manca almeno una quarantina di minuti. Il viaggiatore inquieto si risiede, apre la borsa, prende un foglio stampato, che riporta in alto il logo delle Ferrovie e nella parte centrale un elenco. Cerca ancora nella borsa, più a fondo. Trova un paio di occhiali e una penna. Inforca i primi, mentre con la seconda spunta i primi due nomi dell’elenco sul foglio. Rimette a posto il tutto e ricomincia a guardare fuori dal finestrino, anche se il panorama non è molto più interessante di prima. Dalla parte opposta della carrozza entra il capotreno e inizia la verifica dei titoli di viaggio. Il viaggiatore inquieto scatta come un soldatino sull’attenti. Inizia a frugare nelle tasche dei pantaloni. Si sente il tintinnare di alcuni spiccioli e lo scricchiolare di un mazzo di chiavi. Niente. Passa alle tasche posteriori. Ma dove l’ho messo? Passa ad esaminare il giubbotto, senza successo. È il turno della borsa, che ha due scomparti esterni. Nel primo che apre trova finalmente l’agognato cartoncino. Aspetta impaziente il suo turno per la verifica, in capotreno è stato trattenuto da una coppia di turisti che gli chiedono informazioni su una coincidenza. Tocca a lui, tutto a posto. Grazie, buon viaggio. Il viaggiatore inquieto ripone il biglietto nella tasca esterna della borsa. Non quella da cui l’aveva presa, l’altra. Ha appena chiuso la cerniera quando si accorge dell’incongruenza, a cui pone rimedio immediatamente. Nella fermata successiva, il treno indugia qualche minuto prima di ripartire. Nessun problema particolare, sta solo aspettando il treno che deve arrivare dalla direzione opposta, poiché nel tratto successivo la linea è a binario unico. Il viaggiatore inquieto guarda nervosamente l’orologio. Riprende il foglio stampato dalla borsa, lo controlla, calcola qualcosa mentalmente, riguarda l’orologio, poi, di nuovo, il foglio e ancora l’orologio. Il fischio della chiusura delle porte pone fine ai suoi tormenti, almeno per un po’. A ogni fermata si ripete la coreografia del foglio, la spunta dell’elenco, il controllo dell’orologio e la verifica che il biglietto sia ancora nella tasca giusta, non si sa mai, potrebbe essere scivolato, qualche malintenzionato potrebbe averlo preso, bisogna stare attenti, un altro controllo all’orologio, un altro al foglio, un calcolo mentale, ancora, finché il treno non riparte. Dopo un tempo che sembra infinito arriviamo alla penultima spunta dell’elenco del foglio stampato. Ci siamo quasi: alla prossima fermata il viaggiatore inquieto dovrà scendere dal treno. Anche se manca almeno un altro quarto d’ora al termine di quest’agonia, il viaggiatore inquieto inizia a prepararsi. Piega in quattro il foglio con l’elenco delle fermate, lo rimette nella borsa, già che c’è ricontrolla che il biglietto ci sia ancora, sì, c’è ancora, si alza, indossa il giubbotto, chiude la cerniera, poi i bottoni, sistema le maniche, prende la borsa, poi, indovinate un po’, la riapre, ricontrolla che ci sia tutto, anche il biglietto nella tasca esterna, richiude le varie cerniere, si guarda intorno, identifica l’uscita più vicina e inizia a camminare in quella direzione. Passa gli ultimi minuti in equilibrio davanti ai gradini della porta. Il treno sta ancora rallentando, non è ancora fermo, nonostante ciò il viaggiatore inquieto afferra saldamente la maniglia di apertura. Ecco lo sbuffo dell’aria compressa, si possono aprire le porte, ora. Il viaggiatore inqueto tira con forza la maniglia, si sente un rumore strano, la porta non si apre, riprova, niente. Inizia a tirare avanti e indietro la maniglia in modo convulso, aiutandosi con oscillazioni di tutto il corpo, niente da fare, sembra inesorabilmente bloccata. Un pendolare paziente si offre di provare. Il viaggiatore inquieto si sposta malvolentieri, rimane apprensivo a ridosso dell’uscita, per ora interdetta. Il pendolare paziente tira con decisione la maniglia. Tac, si sente uno scatto e la porta si apre. Il viaggiatore inquieto, ora anche contrariato, scende i due gradini e s’incammina verso il sottopasso. Lo osservo dal finestrino, forse sembra un po’ meno inquieto, e lo siamo anche noi, i suoi compagni di viaggio di oggi.IMG_20160219_095247

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