Un compito per tutti

C’è tensione nell’aria, stamani, alla stazione. Non so per quale motivo, ma pare che tutti gli studenti che accompagnano  il mio viaggio pendolare abbiano perso, in un colpo solo, tutta la loro adolescenziale spensieratezza. I maschi non sono nel consueto stato catatonico, con le cuffiette nelle orecchie e lo smartphone in mano, le loro acconciature, di solito perfettamente scolpite e appuntite dal gel, sembrano appassite. Gli occhi delle ragazze sono scuri, ma più per le occhiaie di chi ha dormito poco che per l’abitudinaria abbondante razione di mascara. Sono inqueti, frenetici, parlano tra loro sotto voce quasi.

Ed ecco, opportunamente edulcorati dalle colorite e spesso non troppo educate espressioni del gergo giovanile, che non è bello riportare per iscritto (non siamo mica nel blog di Grillo, qui, eh!), alcuni tratti delle loro concitate discussioni.

“Io, Pirandello l’ho studiato, ma Nievo non l’ho guardato per niente, speriamo che non ce lo metta, quella st…”

“Accidenti ai logaritmi, ce li ha spiegati venerdì, ha fatto tre esercizi, nessuno in classe ci ha capito niente, eppure oggi li mette nel compito, quello st…”

(devo dire che st… è un aggettivo particolarmente gettonato, stamani)

“Se prendo quattro anche a questo giro a storia, il mi’ babbo non me la fa passare liscia”

E così via… Pare che, per qualche motivo che ignoro, tutti i professori delle scuole che si trovano lungo questa tratta ferroviaria si siano messi d’accordo, oggi, per verificare la preparazione dei miei compagni di viaggio.

Sul treno, sono tutti chini, chi su libri dai bordi arricciati e mangiucchiati, sottolineati con violenza con evidenziatori multicolori, chi su pagine di appunti. Ci sono fogli scritti fitti fitti con calligrafia ordinata e minuta, altri scarabocchiati e comprensibili a malapena. Ci sono pagine riempite di lettere tondeggianti, che abbondano di colori e forme. C’è chi si consulta con il vicino per un ripasso dell’ultima mezzora, chi fa schemi su un foglio, ripetendo a bassa voce, chi prepara dei fogliettini minuscoli da nascondere e da consultare durante il compito.

Mi sento un pochino partecipe di tutto questo lavoro. In fondo anche io sto facendo sul treno i miei compiti: la relazione che devo presentare nella riunione di stamani. Ma è tutta un’altra cosa, ormai. Sono tanti, troppi anni, che  non vivo più la tensione che precede un compito in classe o l’interrogazione. Ho quasi dimenticato anche l’ansia degli esami all’università. Non  lo percepisco più, non lo sento, il peso dello studio,  o, meglio, non  lo sentivo…Poco prima di scendere dal treno, ci ha pensato la ragazza seduta di fronte a me a rinfrescarmi la memoria, facendo cadere il dizionario di latino direttamente sul mio piede!

2013-12-01 14.50.05

 

 

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7 thoughts on “Un compito per tutti

  1. Il peso della cultura… Dalla eterogeneità delle materie chiamate in causa per un attimo ho pensato che stessero per affrontare la simulazione di una terza prova d’esame ma le materie non erano congrue, qui si tratta solo del classico compito in classe del lunedì, quello che da sempre incombe sul week end di generazioni di studenti 😉

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