Un viaggio difficile

Sono sulla via del ritorno, l’aria è particolarmente tranquilla oggi pomeriggio, passo il tempo leggendo un libro, come sempre. In una delle fermate intermedie sale una donna, all’incirca mia coetanea, si siede in uno dei due posti liberi davanti a me. E’ vestita in modo sobrio, con colori scuri, i capelli castani sono raccolti in una coda appena sopra la nuca. Il viso rotondo non porta tracce di trucco, ma gli occhi sono gonfi e arrossati. Una compagna di viaggio come tante, penso tra me e me, e continuo a leggere. Ma qualcosa mi disturba, un sospiro, troppo forte per essere spontaneo. Noto che la guancia della donna è solcata da un sottile rivolo trasparente: sta piangendo. Fissa senza guardare il vetro del finestrino, le labbra sono increspate in una smorfia che tenta di soffocare i suoi singhiozzi, ma non le riesce e ogni tanto, uno scappa fuori, facendola sussultare. Non riesco più a concentrarmi nella lettura, non riesco a non essere coinvolta nella sua tristezza. Non so come reagire. Devo far finta di nulla? Magari non si sente bene… Devo chiederle se ha bisogno di qualcosa? Ma di che m’impiccio? Magari non ha piacere che gli sconosciuti si interessino del suo pianto… Ma non ce la faccio a rimanere lì davanti, senza far nulla, e abbozzo un incerto “Tutto bene?” Per tutta risposta la donna si volta ancora di più verso il finestrino, e inizia a singhiozzare più forte. Non ho il coraggio di insistere. Riabbasso lo sguardo sulle pagine del mio libro, vorrei non essere lì, vorrei sparire. Rimpiango quasi i viaggi rumorosi, di cui tanto spesso mi lamento, con le chiacchiere a tutto volume e le suonerie dei cellulari che trillano in allegria. Un fastidioso silenzio invade carrozza di stasera, come sottofondo c’è solo il rumore delle ruote sull’acciaio dei binari,  interrotto ogni tanto solo dai singhiozzi e dai sospiri di questo pianto inconsolabile. Sento che anche i miei occhi stanno diventando lucidi. Mi sembra anche  che il treno stia andando più lentamente, oggi. La tristezza, così vicina e tangibile, è come un fluido denso e appiccicoso che ostacola la sua corsa, ci rallenta, frena anche lo scorrere inesorabile del tempo. Un viaggio interminabile.

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10 thoughts on “Un viaggio difficile

  1. Mi è accaduta la stessa cosa in un ristorante a Londra: una coppia di mezza età, elegante, probabilmente turisti facoltosi viste le buste con marchi molto costosi che avevano ai piedi. Non parlavano ma lei piangeva, o tentava di non farlo mentre lui mangiava tranquillo ed indifferente. Mi è passata la fame…

  2. Proprio ieri mattina mi è capitata una cosa simile. Una signora si è seduta su una panchina un po’ distante da me e si è messa a singhiozzare. Poi ha preso il telefono e ha chiamato qualcuno, sempre continuando a piangere disperata. Quando è arrivato il treno ha chiuso la telefonata, si è ricomposta ed è salita (non è capitata vicino a me, però). Magari in ufficio ha dovuto fare una riunione importante, delle telefonate a dei clienti…il tutto soffocando le lacrime e nascondendo il magone. A volte la routine quotidiana sa essere impietosa.

    • Hai ragione: durante la giornata siamo costretti a impersonare il ruolo che la società vorrebbe da noi: riunioni, email, clienti… Durante il viaggio in treno, nel bene e nel male, si liberano le emozioni e i sentimenti che durante la giornata non possiamo ascoltare…

  3. Qualche tempo fa è successa la stessa cosa a me. Ma a piangere ero io. Sono salita sul bus col volto segnato dalla tristezza. Indossavo grandi occhiali scuri, ma mentre vedevo scorrere il panorama alla mia destra, silenziose le lacrime sono apparse sul mio volto. Leggere e impercettibili. Una brutta notizia, una giornata diventata poi terribile e un turbinio di incomprensioni con la persona che amo. Avrei voluto che quell’autobus si fermasse nel bel mezzo dell’autostrada e con lui il tempo.
    E invece è andato avanti e come ogni venerdì mi ha portato a casa.
    Chi mi stava accanto, una ragazza che credo avesse la mia età, ascoltava musica a volume alto con delle cuffie colorate. Non ha detto nulla, sono certa che si è accorta della malinconia che mi portavo dietro, ma ha preferito non intervenire.
    Non so se è stato meglio o peggio. Sai che non riesco esattamente a decifrare cosa avrei voluto? Forse le parole di una sconosciuta mi avrebbero fatta sentire meno sola ma sarebbero, in fondo, servite?

    • Mi dispiace che sia successo anche a te… in queste situazioni, anche se siamo in mezzo alla gente, siamo così soli… Anche a me è capitato, una volta: mi avevano comunicato della scomparsa di un caro amico, proprio il giorno in cui avevano finanziato il primo progetto di cui ero responsabile. Uno tsunami di emozioni, incontrollabile e ingestibile. A fine giornata, sul treno, non riuscii a resistere… Devo dire che non ricordo se vicino a me ci fosse qualcun’altro, mi sentivo isolata da tutto e da tutti…

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