Ajeje Brazorv

Ricordate la scena sul tram del film “Tre uomini e una gamba” di Aldo, Giovanni e Giacomo? Ecco, a me, nei miei viaggi pendolari, scenette del genere capitano piuttosto spesso. Non sono molto originali, mi direte voi, che ce le racconti a fare? Invece, secondo me, nascondono spunti interessanti: questi incontri/scontri con l’autorità, mostrano i nostri (molti) vizi e (poche) virtù, le nostre piccole debolezze, le nostre ipocrisie.

Tipo, per esempio, stamani.

Siamo fermi nella stazione, non è ancora l’orario di partenza, il trenino, che oggi è costituito da un’unica carrozza (praticamente un autobus su rotaie) è abbastanza affollato. La voce del capotreno all’improvviso irrompe, autoritaria:

Biglietti prego!”

Inizia così un controllo a tappeto, i viaggiatori furbetti, scovati “sprovvisti del titolo di viaggio o con titolo di viaggio non valido“ (come ci ricorda sovente la voce dell’altoparlante) sono invitati a pagare la penale di otto euro per mettersi in regola o a scendere. Il controllo procede inesorabile, alcuni scendono di corsa prima di essere sgamati in fallo.

Una giovane ragazza si alza e corre velocemente verso il vestibolo.

“Dove sta andando, signora?”

“In bagno”

“Il bagno non si può usare quando il treno è fermo… Biglietto, prego.”

La ragazza presenta un biglietto tutto stropicciato.

“Questo biglietto non vale, è scaduto”

“No no, questo è buono”

“E’ della settimana scorsa, signora”

“No, l’ho comprato stamani”

“Ma qui c’è la data della settimana scorsa… non mi prenda in giro, per favore”

“…”

“Deve pagare il supplemento, sono otto euro”

“…”

“Ce li ha otto euro?”

“No, la prego non mi faccia la multa, ho un bambino piccolo”

“Eh signora, io ne ho tre, di bambini piccoli, sapesse… E mi tocca pagare lo stesso un sacco di tasse, ho pagato anche l’IMU, io…”

“…”

“E gli alimenti alla mia ex moglie”

“…”

“Insomma, o paga il biglietto o scende!”

“No, non scendo”

Il volume della conversazione aumenta, la discussione s’infervora, alla fine, minacciando di chiamare la polizia, il capotreno riesce a far scendere la ragazza.

E’ il turno di due ragazzetti dall’aspetto fin troppo sveglio.

“Biglietto, prego.”

“Non ce l’ho.”

“Allora scende o paga la multa”

“…”

“Che si fa? Si sta qui tutto il giorno?”

“Ma no, via, per piacere…”

“Per piacere, si paga il biglietto”

“Ma… perché, non è giusto, io sono italiano!”

Sì, dice proprio così, il ragazzino con la faccia pulita, la magliettina alla moda e lo smartphone da cinquecento euro. Capito?!? Come se le multe le dovessero pagare solo quelli non italiani… Ma il capotreno, inflessibile, non cede (per fortuna!).

“Non me ne frega niente. Qui, o si paga il biglietto, o si scende. E alla svelta, che dobbiamo partire!”

A malincuore il ragazzetto tira fuori dieci euro dal portafogli. Stessa sorte tocca all’amico.

Il capotreno finisce il giro, ormai sono rimasti soltanto passeggeri con biglietto e abbonamento in regola.

Il treno, finalmente, parte, con quindici minuti di ritardo.

 

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10 thoughts on “Ajeje Brazorv

  1. Per un solo vagone, una bella concentrazione di abusivi. Guarda, quella del “io sono italiano”, con tutte le variabili del caso, l’ho sentita tante di quelle volte che mi da il voltastomaco. Come se l’essere italiano ti autorizzasse a trasgredire. Per me è quasi un’aggravante

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