Il silenzio dei manifesti

Ha colpito di nuovo, freddo e calcolatore come sempre. Non ha resistito neppure un giorno, appena ha visto le sue prede, non ha pianificato, non si è fatto sfuggire l’occasione. Come un predatore nella savana, ha trovato e colpito le sue vittime. Chi è? Nessuno lo sa. Nessuno conosce il suo volto. Nessuno l’ha mai visto all’opera. L’hanno soprannominato in tanti modi: il terrore delle fotomodelle, l’incubo dei pubblicitari, il fantasma del sottopassaggio.

La sua ultima apparizione risale a pochi giorni fa, quando una nota compagnia telefonica ha promosso una nuova tariffa, tappezzando la stazione e il relativo sottopassaggio con grossi manifesti, dai quali simpatici fotomodelli e fotomodelle ci invitano, in varie lingue, a prendere in considerazione l’offerta proposta. È bastata una sola notte e lui, il misterioso e oscuro serial writer, ha colpito. Ed ecco i risultati.

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Le facce sorridenti e rassicuranti sono state velocemente trasformate, grazie all’abile azione di un pennarello esperto, in smorfie grottesche. Un incisivo qua, un canino di là, tutti i volti sui manifesti sono stati sfregiati in questo modo. A differenza degli atti vandalici a cui siamo abituati, particolarmente frequenti nelle stazioni e dintorni, in questo lo sfregio è solo ed esclusivamente odontoiatrico: non ci sono altri scarabocchi, firme o scritte. E questo infittisce il mistero. Perché lo fa? Sicuramente è stato un trauma subito da piccolo. Forse, durante una rissa con dei bambini più grandi, per un cazzotto un po’ troppo forte ha perso un incisivo. O magari, qualche anno dopo, il dentista, un vecchio sadico dall’aspetto tutt’altro che rassicurante, gli ha voluto togliere un dente del giudizio senza fargli l’anestesia.

Esce la sera sul tardi, quando è buio, e si aggira circospetto per la città in cerca della prossima vittima, che non può evidentemente ribellarsi o difendersi dal suo pennarello nero. Magari a casa sua ha una stanza dove si rifugia, uno scantinato debolmente illuminato da una vecchia e polverosa lampadina a incandescenza da pochi watt. Uno di quegli scantinati che quando scendi le scale, i gradini di legno scricchiolano e senti in sottofondo una musica inquietante, che ti fa pensare “ma chi me lo fa fare di scendere fin quaggiù?”.  Lì dentro, di nascosto, colleziona riviste patinate di moda e, con perizia, sfregia, uno a uno, i sorrisi di modelle, attrici e soubrette…

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22 thoughts on “Il silenzio dei manifesti

  1. secondo me è come Willy Wonka, che aveva il padre dentista che da piccolo non gli faceva mangiare i dolci per avere denti perfetti. ora è cresciuto ma la fabbrica di cioccolato è fallita e allora lui….

  2. per me è un genio ed è un supereroe…uno che ha capito che la pubblicità è farsa e inganno, e basta un dente in meno che tutto è stravolto, che tutto il significato svanisce, perchè solo nella finta aurea della perfezione la pubblicità riesce a trovare il suo senso…

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