Bohémien del terzo millennio

Il mio pendolarismo include una passeggiata, solitamente abbastanza piacevole, attraverso le vie del centro, per andare dalla stazione all’ufficio e viceversa. La città dove lavoro non è molto grande, i miei orari sono più o meno costanti, di conseguenza le facce che incrocio sono sempre le stesse e dopo un po’ ho imparato a riconoscerle. Ce n’è una che incontro con particolare frequenza. Appartiene a un uomo abbastanza anziano, anche se non saprei quantificarne l’età. E’ magro e non molto alto, la sua postura è piuttosto incurvata, il viso è scarno e rugoso, ha pochi capelli scuri, gli occhi sono rotondi e sporgenti. In questo periodo indossa un giubbotto di almeno due taglie più grande del necessario, in un’anonima tonalità beige. Solitamente non presta particolare attenzione alle cose e alle persone che lo circondano, semplicemente, come me, va dove deve andare.

Qualche giorno fa, un pomeriggio, riesco a uscire dal lavoro mezzora prima, per dare un’occhiata ai saldi. Il mio passo è più rilassato e il mio sguardo più distratto del solito. Sarà per questo che l’uomo con il giubbotto beige, per la prima volta, mi ferma con uno “Scusi signora…”

Non avendo particolare fretta mi soffermo un attimo per sentire cosa ha da chiedermi. Mi racconta che è un pittore ma che è molto sfortunato, è malato, soffre della sindrome bipolare ed entra ed esce di continuo dalle case di cura. Sua madre è molto anziana e sta in una casa  di riposo. Mi dice che non ha nemmeno i soldi per comprarsi da mangiare e mi chiede qualche spicciolo almeno per prendere un cappuccino caldo al bar.

La storia di questo signore un po’ sfortunato e un po’ bohémien mi commuove e, anzi, per certi aspetti mi affascina. Immagino una vita avventurosa e sregolata, alla Van Gogh. Immagino che viva in un piccolo appartamento ricavato nella mansarda di uno dei vecchi palazzi del centro, cui si arriva da una stretta e ripida scala buia. Immagino il disordine: quadri non finiti, scarabocchi, bottiglie vuote. Immagino un abbaino che si affaccia sui tetti della città…

In tasca ho alcune monete e decido di dargliele.

Proseguendo la mia passeggiata verso la stazione continuano a ronzarmi per la testa le atmosfere magiche e un po’ rétro di “Midnight in Paris”, ma arrivata alla stazione il tabellone dell’orario mi riporta alla meno romantica realtà, informandomi che il mio treno ha venti minuti di ritardo.

Decido di ingannare l’attesa prendendo un caffè nel bar della stazione: faccio lo scontrino e vado al bancone. Mentre aspetto il mio turno, vedo con la coda dell’occhio il signore con il giubbotto beige davanti a una di quelle maledette macchinette mangia-soldi. Sta giocandosi una manciata di monete, tra cui, probabilmente, quelle che gli avevo dato io.

VanGogh-starry_night_ballance1

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5 thoughts on “Bohémien del terzo millennio

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