Pendolari Hi-Tech

Continua la fase acida del venerdì…

Se fossi uno zoologo e dovessi classificare i pendolari sul treno che vedo ogni mattina, identificherei subito due specie principali: i solitari e i sociali. I solitari sono quelli che evitano accuratamente il contatto con i loro simili: scelgono il posto in modo da massimizzare la distanza con altri passeggeri, appena seduti iniziano un’attività concentrandosi molto, per far vedere agli altri che sono indaffarati e che non vogliono essere disturbati. Le uniche forme di comunicazione tra questi esseri si verificano tipicamente in presenza di ritardi o disservizi, allora si coalizzano nel criticare e nel brontolare. I sociali invece si organizzano in piccoli gruppi, si aiutano a vicenda tenendosi il posto nelle situazioni affollate, si aspettano e si cercano. Gli appartenenti al gruppo non sono omogenei: non necessariamente fanno lo stesso lavoro, abitano in luoghi diversi (tutti però lungo la stessa linea ferroviaria) hanno età, hobby, interessi, orientamenti politici, non necessariamente coincidenti.  Sarebbe interessante indagare su come questi gruppi si formano, ma per ora non ho alcuna teoria in merito da proporre.

Io faccio parte della prima tipologia, il pendolare solitario. Non so bene spiegare perché, penso sia principalmente a causa del mio carattere: non mi piacciono tanto i luoghi affollati, rinuncerei a una festa per una passeggiata in montagna, preferisco le spiagge fuori mano ai villaggi turistici, leggere un libro invece che guardare un talk show in televisione. E poi mi piace occupare il tempo che trascorro in treno leggendo, scrivendo, e portando avanti un po’ il lavoro.

Il problema nasce quando un pendolare solitario è costretto a condividere lo spazio con un gruppo di pendolari sociali. A me talvolta capita, durante il viaggio di ritorno dal lavoro. Il gruppo in questione è costituito nominalmente da tre uomini e cinque donne. Dico nominalmente perché capita spesso che qualcuno sia in ferie, altri ammalati, altri ancora devono cambiare orario. Dalle loro rumorose conversazioni cui mi rendono mio malgrado partecipe quando siamo nella stessa carrozza, ho capito che due dei tre uomini si occupano di informatica.

Sono tutti i-phone i-pad i-pod i-qualsiasicosa muniti, quindi i temi di discussione affrontati dal gruppo durante il viaggio riguardano quasi sempre la tecnologia e le telecomunicazioni. Solitamente è una delle donne a iniziare, con una domanda ingenua del tipo:

Non riesco a sincronizzare gli mp3 dell’i-pod con l’aspirapolvere multimediale che mi hanno regalato per Natale”.

Oppure:

Una mia amica mi ha detto che c’è in rete un’App per telefonare e mandare sms gratis nei giorni di plenilunio”.

A questo punto prende la parola uno dei guru dell’informatica:

Ma l’aspirapolvere ha il connettore come se fosse antani o solo l’usb? Perché la supercazzola con il terapia tapioco non prematura senza la connessione antani!

La proponente rimane un attimo disorientata, allora prende la parola l’altro guru:

Ho letto che la connessione antani non è molto stabile però, sarebbe meglio una wi-fi con scappellamento a destra!

E così via… per tutto il viaggio, finché non raggiungiamo la stazione intermedia in cui alcuni di loro finalmente scendono.

Ieri pomeriggio mi hanno fatto quasi perdere la pazienza. Il treno era affollato da un nutrito gruppo di turisti per cui non potevo cambiare posto. Non mi ricordo chi del gruppo aveva comunicato la notizia che esiste un programmino in rete per fare le telefonate gratis, ovviamente solo con certi abbonamenti e in certe condizioni. Per l’appunto per gli abbonamenti che avevano cinque di loro, maledizione!

Allora: prima hanno scaricato il programmino, poi l’hanno installato, poi hanno iniziato freneticamente a provarlo chiamandosi a vicenda. Pur essendo a distanza di un metro o anche meno uno dall’altro, avevano tutti le suonerie a livello vicino ai massimi limiti di sopportazione. Non solo, pur avendo tutti il telefono in mano, invece di rispondere, lo lasciavano squillare allegramente guardando inebetiti il display. A un certo punto, una ha commentato:

Ah! Hai cambiato numero? Aspetta, che me lo segno…

Mentre il suo cellulare disperato continuava a squillare, ha con calma tirato fuori dalla borsa un blocco note e una matita e si è appuntata il numero. Alla faccia della multimedialità! Roba da pazzi!

Non ne potevo più, volevo spostarmi, ma quando la mia pazienza ha raggiunto il limite siamo arrivati a una delle stazioni intermedie, finalmente tre di loro sono scesi e il livello acustico del gruppo è tornato accettabile.

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3 thoughts on “Pendolari Hi-Tech

  1. Cara collega solitaria. Vorrei manifestarti tutta la mia solidarietà. Credo che la famosa goccia che fa traboccare il vaso dell’ira, non ch’è della sanità mentale, passi attraverso lo squillo ripetuto di un cellulare. Le conversazioni sulla supercazzola poi, sono ormai all’ordine del giorno in luoghi di transito/attesa. L’altro giorno ho assistito a qualcosa del genere con protagonista l’inaccessibile lessico forense. Probabilmente avrei dovuto godere di un indottrinamento gratuito, ma non solo non ho capito una parola, me nemmeno sono riuscita a leggere in santa pace.

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