Glaciazioni

Ieri mattina, appena mi sono seduta sul treno, mi sono accorta che il finestrino vicino al mio seggiolino era leggermente aperto. Visto che, nonostante la temperatura ormai primaverile, sui nostri treni ancora il riscaldamento è acceso, non mi è dispiaciuto che ci fosse quello spiraglio, dal quale entrava un po’ di aria fresca mattutina. Ho quindi deciso di non cambiare posto. Una volta partito il treno pero`, a causa del vento e del rumore, ho pensato fosse meglio chiuderlo. Ho provato un paio di volte, ma nonostante i miei tentativi, il vetro scorreva nella guida, ma non riusciva a bloccarsi nel supporto superiore e scendeva di nuovo. Poiché non era troppo freddo ho lasciato perdere e mi sono messa a leggere. Dopo pochi minuti, la signora seduta sul seggiolino al lato del mio (nota: non dietro di me!) visibilmente alterata, mi ha invitato a chiudere il finestrino perché così non era possibile stare, a causa del vento e del rumore. Il tono era piuttosto risentito, quasi fossi stata io a osare aprirlo. Le ho spiegato che il finestrino doveva essere rotto, perché non si bloccava sul supporto, ma lei non ha voluto crederci. “Ora ci provo io!” mi ha detto, guardandomi come se fossi una bambina stupida. Ha dato una bella botta verso l’alto al vetro, che lì per lì si è fermato. “Visto che non era rotto?” mi ha detto con una vocina odiosa. Naturalmente al primo scossone della carrozza il vetro ha iniziato a scendere lungo la guida e il risultato è stato che alla fine era più aperto di prima. Visibilmente sconfitta, la signora ha preso le sue borse e ha iniziato a girare nervosamente nella carrozza cercando un altro posto per sedersi.  Sembrava un leone in gabbia. “Non ce la faccio a stare li, c’è troppo vento, e un rumore terribile, non si può viaggiare in queste condizioni”. Effettivamente c’era un po’ di rumore, è vero, ma la temperatura era sicuramente sopportabile, visto il livello cui era tenuto il riscaldamento. Alla fine ha trovato un posto un po’ più in là e il viaggio è continuato normalmente. Io sono rimasta nel posto di partenza, sotto il vento. Sono arrivata a destinazione, non ho avuto ripercussioni particolari, insomma, sono sopravvissuta. Penso che uno degli effetti della vita moderna è quello di essere diventati un po’ troppo sensibili e intolleranti rispetto alle condizioni ambientali (e non solo purtroppo) che ci circondano: piove un giorno e non sopportiamo più la pioggia, ogni estate sento qualcuno che dice “Un caldo così non l’avevo mai patito”, idem per il freddo in inverno, due fiocchi di neve e siamo paralizzati. Un po’ di spirito di adattamento in più e un po’ meno aria condizionata potrebbe forse farci bene. In fondo, lo dice anche Darwin, la specie che si adatta alle mutazioni dell’habitat è quella vincente. Dalle glaciazioni, si sono salvati i topi, mentre sono spariti i dinosauri.

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One thought on “Glaciazioni

  1. Ogni mattina, quando una collega arriva al lavoro, il primo suono che emette è per criticare la condizione metereologica del nostro ambiente di lavoro. Tutta la giornata poi si ripete in modo più o meno frequente. Non so se è a causa della vita moderna, sospetto sia più per vuoto mentale. Tuttavia sebbene non si possa rinunciare (perchè farlo?) al riscaldamento, io rinuncio volentieri all’aria condizionata. Ma in certi ambienti è davvero difficile e il treno è uno di questi. La tua compagna di viaggio andrebbe ibernata in inverno e bollita d’estate. Forse imparerebbe l’educazione.

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