Sinusoidi

 

La vita del pendolare, come ho già scritto, consiste in giornate tutte uguali, con gli stessi orari, gli stessi percorsi, le stesse immagini. Cosicché si ha la sensazione che il tempo non passi mai, di vivere sempre gli stessi istanti. Un po’ come in quel film che ho visto quest’estate, come si intitolava? Ah, sì, “Source Code”, in cui il protagonista, vittima di un gravissimo incidente di guerra, era stato scelto per un esperimento fantascientifico, in cui era costretto a rivivere sempre gli stessi otto minuti: in questo breve intervallo deve scoprire e disinnescare una bomba, installata, pensate un po’, proprio su un treno di pendolari.

Comunque, l’immutabilità delle giornate in realtà è solo un’illusione: il tempo passa, eccome. Sono i dettagli che te lo fanno percepire.

Da un po’ di tempo vedo una biondina con i capelli sempre freschi di piastra, fissa a mandare messaggini, che, con le inseparabili amiche, va a sedersi sempre accanto a quei tre giovani con i capelli sparati tipo Goku di Dragon Ball, i jeans stretti, le gambe storte da calciatore. Dopo un paio di settimane di squittii rumorosi e risatine isteriche, di punto in bianco una mattina sali sul treno e la vedo, avvinghiata al più alto del gruppetto, quello che ha i pantaloni di tre taglie più grandi del necessario, con il cavallo che scende pericolosamente verso il ginocchio.  I due passano i tre quarti d’ora di trasporto su rotaia a sbaciucchiarsi e a sussurrarsi frasi da far cariare i denti. Il gruppetto delle amiche intanto, si è discretamente insediato un po’ più avanti, per non disturbare.

Passano così alcune settimane (in cui io tipicamente cerco di sedermi più lontano possibile dai due piccioncini), poi una mattina all’improvviso ricompare il circolino delle amiche con la nostra protagonista. Ma… un attimo, manca la morettina con i ricci e gli occhi nerissimi, e manca anche il bel tenebroso, cui il cavallo dei pantaloni ormai è arrivato a metà polpaccio (questi indumenti che sfidano le leggi di gravità mi affascinano). Ah eccoli, sono nella carrozza dietro, attorcigliati come il cavo dell’alimentatore del mio pc nella borsa (scappo sempre all’ultimo minuto e non ho mai il tempo di riavvolgerlo per bene).

Nei sedili accanto a me, intanto, si consuma il dramma, l’infida traditrice viene apostrofata con titoli irripetibili, le consolatrici, armate di spirito di comprensione, asciugano le lacrime della principessa abbandonata, rassicurandola, dicendole che è stata fortunata ad essersene liberato, perché lui è uno stronzo, che era un sacco che ci provava anche con quell’altra ecc.. E, con una punta di sadismo, raccontano i dettagli di messaggini scambiati nelle chat, di serate al pub quando lei era a preparare il compito di recupero di greco e così via.

Gli amori finiscono, altri ne iniziano, ed evolvono, oscillando tra la gioia più sfrenata e il dolore più cupo, come le onde del mare, come le sinusoidi che la prof di matematica disegna sulla lavagna. E intanto il tempo passa, la scuola finisce, inizia l’università, poi il lavoro, il matrimonio, molte amiche si perdono, ma rimane il treno.

E un giorno la nostra protagonista, sempre biondina, ma meno impeccabile di qualche tempo fa,  si ritrova a osservare, con una punta di acidità, come lo yogurt ormai scaduto, una ragazzina col caschetto che con le sue amiche manda freneticamente messaggini…

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One thought on “Sinusoidi

  1. Siamo state tutte “biondine” con le amiche e gli amori, anche se senza cellulari, IPad o quant’altro. Ma noi non guardavamo interessate la vita delle “signore” (già a 30 anni) che ci sedevano affianco, anzi, non le si schifafa nemmeno, semplicemente non esistevano. Ma il tempo passa e l’immutabilità del viaggio è davvero costellata di piccoli cambiamenti, non fosse altro che per le stagioni che si susseguon fuori dal finestrino.
    Quello che filtrano i tuoi occhi del mondo, è interessante. Grazie

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