Incontri ravvicinati di un certo tipo

Altro che monaci buddisti, yoga o filosofia zen, il vero autocontrollo, la vera scissione tra corpo e anima riesce a raggiungerla solo il pendolare. Che cosa sono le forme di auto mortificazione, digiuni, lunghi periodi di meditazione per raggiungere il karma dei monaci buddisti in confronto alle privazioni e alle prove ai limiti delle capacità umane cui è sottoposto un pendolare quotidianamente?

All’inizio, tutti questi soprusi e disagi provocano frustrazioni e arrabbiature, ma piano piano il corpo e la mente si adattano e il pendolare diventa quasi un asceta. Fisicamente è sullo scassato regionale perennemente in ritardo, ma con la mente è altrove: in una spiaggia dei mari dei tropici, su una barca a vela attraverso l’oceano Atlantico, o più banalmente tra le coperte del suo letto.

A volte però ci sono episodi che ti riportano brutalmente alla triste e squallida realtà. A me, ad esempio, è capitato proprio ieri. Dopo una lunga e travagliata giornata di lavoro ero riuscita a guadagnare il meritato riposo sul trenino regionale che mi avrebbe riportato a casa per le otto: avevo scelto con cura il posto, sistemato le mie borse e tirato fuori il mio bel librino e non vedevo l’ora di immergermi nella lettura, anche perché ero arrivata a un punto chiave della storia. A questo punto irrompe sul treno un tipo (mia nonna avrebbe detto un giovanotto, ma mi sembra un po’ troppo antico come termine, anche se forse rende meglio l’idea) tutto arruffato e affannato, di nazionalità italiana, con uno zaino, una sacca da viaggio e uno smartphone da seicento euro all’orecchio. La prima parola che gli sento pronunciare, o meglio sbraitare, è “cazzo“, e poi, mentre arranca con fatica tra i seggiolini, sbattendo qua e là i suoi bagagli “ cazzo, cazzo, cazzo…” . Il suo incedere maldestro lo porta a sedersi proprio dietro di me, “Addio librino..” penso immediatamente. E, infatti, va proprio a finire così Premetto che non è mia abitudine ascoltare le conversazioni altrui al cellulare, ma quando il livello di emissione acustica supera certi limiti, non è proprio possibile farne a meno. Il dialogo con il misterioso interlocutore all’altro capo dello smartphone prosegue più o meno così: “Basta cazzo, non lo sopporto più questo posto di mmerda, (con due m) è  veramente una città del cazzo!!” e ancora “Non li sopporto questi toscanacci, sono tutti ignoranti e stupidi, sì sono stupidi e non capiscono niente, guarda della gente così ignorante non l’avevo mai vista“.

Nel frattempo sento nell’aria un nauseabondo olezzo, immagino generato dalla liberazione di un povero piede rinchiuso per giorni in una scarpa da ginnastica. Mi volto e verifico che effettivamente il soggetto in questione si è tolto le scarpe e i calzini e ha steso i suoi delicati e freschi piedini sul sedile di fronte a lui (e quindi immediatamente dietro le mie spalle). Nonostante la mia apertura mentale e la mia tolleranza, sentendo questi discorsi e osservando certi atteggiamenti non posso fare a meno di pensare: “Ma che cosa sei venuto a fare qui? Perché non torni da dove sei venuto?” Tengo per me questi ragionamenti, e tento di re-immergermi nella mia lettura… Non ce la faccio, il dialogo telefonico continua, tra turpiloqui e lamentele continue. Riesco a capire che il misterioso interlocutore è in realtà una lei, che il rapporto tra i due è piuttosto ambiguo e turbolento, a un certo punto la apostrofa: ”Certo che sei proprio una puttana”. Uffa, non sono affari miei e cerco in tutte le maniere di estraniarmi.

Quando arriva il controllore tiro un sospiro di sollievo – in senso figurato, vista la puzza di piedi che ormai ha invaso l’intero vagone. Il tipo viene ripreso animatamente per essersi tolto le scarpe e questo si scusa con tono mellifluo che me lo rende-se possibile- ancora più antipatico. Alla domanda “Biglietto per favore” risponde come un bimbo sorpreso “Non ce l’ho“. Tra me e me penso: “E vai, fagli una bella multa!!“. Il controllore inizia a perdere il controllo e alza la voce “Come non ce l’ha! E’ salito due stazioni fa, senza dire niente, e adesso non ce l’ha! Glielo faccio a bordo, i soldi per pagare la multa ce li ha?” E lui, candido come un putto in un affresco di Michelangelo: “No…“.Il controllore incalza: “E allora le faccio il verbale, mi dia un documento per favore!” E il tipo, sempre più supplichevole: “Ma me la deve fare per forza la multa? Non sono mica un extracomunitario!”

Io intanto penso: “Sì,  fagliene due di multe, anzi tre, e fallo scendere a calci nel sedere!”

Il controllore prende il documento e si avvia verso l’altro scompartimento per completare il verbale. Pensate che il nostro eroe a questo punto si sia ricomposto, togliendo i piedi dal seggiolino e rimettendosi le scarpe? Ovviamente no. Anzi, inizia a emettere in rapida successione una serie di peti e rutti da far venire il voltastomaco,  l’aria si appesta sempre di più. Vi giuro che a questo punto ho immaginato veramente di essere in una candid camera. Ha ripreso il telefono e avvertito un suo amico che lo aspettava alla stazione che: “Uno stronzo controllore lo aveva beccato senza biglietto e mi vuole fare scendere a Empoli“.

Tra peti, rutti, parolacce e puzza insopportabile finalmente si arriva ad Empoli e il tipo a malincuore scende dal treno.

Il vagone ripiomba nella consueta quiete sonnolenta e finalmente posso riprendere la mia lettura, anche se l’umore è notevolmente peggiorato.

Il treno è un ambiente antropologicamente ricchissimo, non c’è dubbio, si possono incontrare persone di tutti i colori, di tutti i ceti sociali, di tutte le età e secondo me è molto bello, sono sempre stata curiosa di conoscere e vedere persone diverse da me: come si vestono, cosa pensano, come si comportano ecc. Ma a tutto c’è un limite. E oggi pomeriggio, effettivamente, sono stata vicinissima a raggiungerlo.

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